Il basso fretless per me è sempre stato uno degli strumenti più affascinanti: il suono inconfondibile, il senso di libertà (niente “speedbumps”, come diceva il vecchio Jaco Pastorius riferendosi ai tasti), la grande duttilità nel ricoprire il ruolo di accompagnatore o di solista.
Quando il mio amico Guido Ponzini mi ha detto di essersi comprato un Fender Jazz fretless, ho iniziato a chiedermi come avrebbe adattato il suo stile a questo strumento. Di solito chi suona il basso senza tasti tende a prediligere i fraseggi “cantabili” alla Pino Palladino, con molto vibrato, bending e sonorità miagolanti spesso ottenute con Chorus e Flanger; Guido invece ama il suono non effettato, è molto ritmico e impiega spesso tecniche percussive come il tapping, che gli vengono dagli anni di pratica sullo Stick.
Quando il mio amico Guido Ponzini mi ha detto di essersi comprato un Fender Jazz fretless, ho iniziato a chiedermi come avrebbe adattato il suo stile a questo strumento. Di solito chi suona il basso senza tasti tende a prediligere i fraseggi “cantabili” alla Pino Palladino, con molto vibrato, bending e sonorità miagolanti spesso ottenute con Chorus e Flanger; Guido invece ama il suono non effettato, è molto ritmico e impiega spesso tecniche percussive come il tapping, che gli vengono dagli anni di pratica sullo Stick.
Naturalmente mi stavo ponendo la domanda sbagliata: i veri musicisti non si adattano allo strumento, ma lo interpretano.
Ecco qui un bel video in cui Guido mostra, con la tecnica e il gusto che gli sono caratteristici, il suo particolare approccio al basso fretless: buon ascolto a tutti!
1 Commento
Novembre 6, 2009 alle 12:11 pm
Fantastico.