La Casa

La mia amica Sabrina è una persona con molti interessi, ma nessuno forte come quello per le case in vendita. Lei non ambisce a comprarne molte, né tantomeno ad averne di lussuose: semplicemente ama visitare le case, verificare se i prezzi sono giusti, se sono esposte a Nord, se sono rumorose…

Questo è il periodo in cui la manìa si manifesta con maggiore virulenza: ha appena adocchiato una casetta in una piccola frazione non lontano da dove abito io e l’ha già vista due volte. Questo è abbastanza raro per lei, perché dato che ama le case rustiche, antiche e diroccate, è poco comune che alla seconda visita l’edificio sia ancora in piedi.

Qualche anno fa, la accompagnai a visitarne una particolarmente dirupata e al ritorno scrissi questo resoconto per una nostra amica lontana:

“L’edificio in questione è diviso in due zone: una crollata e l’altra solamente pericolante. Il complesso residenziale sorge in un ameno quartiere di <Omissis> e l’appartamento che abbiamo visitato confina con un’altra porzione di casa non meno dirupata, di proprietà di un signore “che ha promesso di mettere a posto il giardino” (parola del mediatore dell’agenzia di fronte alla nostra perplessa contemplazione dell’orto che sembrava bombardato).
Il signore in questione, che avrà avuto al massimo 90 anni, stava in quel momento sistemando un oggetto pesante (credo una lattina) in una carriola e a giudicare dalla sua cupa determinazione ne aveva per tutto il pomeriggio. Il signore in questione era anche coinvolto nei lavori di ristrutturazione del tetto, mai effettuati, necessari a evitare antipatici crolli dell’intero complesso.

Tra le caratteristiche distintive dell’appartamento figura il bagno, la cui ergonomia richiede un certo restyling visto che al momento si accede alla vasca solo ingobbendosi per evitare uno spigolo omicida ad altezza testa; alternativamente, per i più atletici, è possibile combinare una capriola con un tuffo carpiato ed evitare l’ostacolo fiondandosi nella bagnarola (ricordarsi di riempirla d’acqua prima del gesto).

Mentre la Sabri intratteneva il mediatore con una rievocazione molto accurata della vita e civiltà contadina, io sono sgattaiolato nella zona giorno e ho avuto modo di apprezzare la purezza stilistica dell’ambiente; a quanto pare i precedenti proprietari avevano sentito il bisogno di erigere una snella colonna, o di modificarne una esistente, ai piedi della scalinata che porta al secondo piano. Detta colonna è in stile ionico con grazioso capitello in cartongesso, ricoperta di una sostanza simile nel colore al caramello e aggiunge un tocco elegante al carattere austero della cucina padronale. Il soggiorno è riscaldato, si fa per dire, da un allegro caminetto reso totalmente inutilizzabile dal parziale collasso del comignolo (verificabile dall’esterno).
Tornato al piano superiore, dove la Sabri stava concludendo una vivida descrizione della sarchiatura, ho avuto il piacere di constatare che il tetto era ancora al suo posto malgrado le apparenze; la zona notte è qui composta di due stanze, una delle quali ingentilita da un colonnotto rivestito di specchi.

Uscendo dalla casa (e in certi momenti ho dubitato di riuscirci, in quanto il rischio di crollo era concreto) e portandosi sul retro, si aveva modo di visitare una rimessa “ad usum aviculi”, leggi pollaio. Questo locale, di gran lunga in migliori condizioni del resto della casa, si prestava ad essere utilizzato come lavanderia quando non addirittura come rifugio nel caso in cui l’abitazione decidesse di franare.
La visita si è conclusa con un passaggio dall’orto, in cui si apre una pittoresca voragine del diametro di un metro e mezzo che si è inghiottita una porzione del giardino e, immagino, i precedenti occupanti.”

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1 Commento

Archiviato in Vita Vissuta

Una risposta a “La Casa

  1. Ceci

    Non ho parole!
    pensavo di morire dal ridere…
    a breve vi descriverò le ns gite fuori porta del sabato, su e giù per delle rive a cercare di rintracciare improbabili energumeni padroni di altrattanto improbabili -ma stupende!!!- abitazioni in sasso…e qui mi fermo!
    Bea, la gemella della sabri!

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