Attack Of The Killer Potatoes

E’ tempo di Coming Out (lo ha fatto anche Obama): io confesso di essere un appassionato di B-Movies, altrimenti noti come “filmacci”. Chi mi conosce lo sa e si fa un punto d’onore di consigliarmi i film più improbabili.

Qualche sera fa, dietro forte azione coercitiva dell’amica Clelia (che tra le altre cose è un’ottima fotografa nota con l’umile appellativo di “PlanetQueen“) ho visto questo acclamato e premiato “Teeth” (dir. Mitchell Lichtenstein).

La Locandina di Teeth

La Locandina di Teeth

Eventuali lettori maschi: lasciate stare gli snack e continuate a leggere con cautela…

I denti del titolo si riferiscono a un mito risalente ai sumeri (o ai fenici, o ai terramaricoli, o ai lemuriani: o a qualunque altro popolo gli americani considerino mostruosamente più antico di Seattle) ora fortemente radicato nell’immaginario maschile come paura ancestrale e ripreso nell’opera concettuale “Osteria numero venti”. Il mito è quello, lo scrivo con comprensibile imbarazzo, della Vagina Dentata.
La giovane protagonista Dawn (Jess Weixler), casta propagandista dell’astensionismo sessuale, scopre al momento del primo rapporto con l’amato bene che il funzionamento del proprio apparato è analogo a quello di una tagliola da orsi. Lui chiaramente ci rimette tutto il possibile, ma c’è da dire che allo spettatore questo non dispiace più di tanto: come ogni maschio non consanguineo del film, lo sbarbatello fintamente romantico ha come unico scopo nella vita quello di violentare la giovane e il suo concetto di preliminari consiste in una sfilza di ceffoni. E’ ovvio che nella migliore delle tradizioni filmiche, il suo personaggio entra nel “body count” molto presto.
L’inquietante episodio si ripete con un amico della ragazza a cui lei confessa l’imbarazzante segreto subito dopo aver fatto una manicure estrema al suo ginecologo. La scena è toccante: Dawn in lacrime abbraccia il ragazzo e istericamente ripete il termine latino “Vagina Dentata”. Lui, digiuno di lettere classiche ma saturo di ormoni, decide di provarci comunque. E inizialmente gli va pure bene, almeno fino a quando non ha la cattiva idea di far arrabbiare Dawn durante l’atto – potremmo dire che se l’è andata a cercare, ma sta di fatto che un momento dopo dovrà cercare qualcos’altro, stavolta sul pavimento.

Tra i personaggi più interessanti del film abbiamo sicuramente il fratellastro di Dawn (John Hensley, visto in “Nip & Tuck”): nichilista, tatuato, metallaro e con due basette da Elvis ultima maniera, il sozzo individuo è attratto dalla sorellastra dai tempi dell’asilo – e per il disturbo ci ha già rimesso una falange. Rimasto traumatizzato dopo il primo incontro ravvicinato con il vorace apparato sessuale di Dawn, il bruto mostra una preferenza esclusiva per il Lato B delle sue amanti (once bitten, twice shy, dicono gli americani…). Fortunatamente anche lui andrà poi a confermare l’assioma infallibile di qualunque film horror americano: chi copula, muore o almeno si fa molto molto male.

Ora, il problema principale: quanto è presente il fattore-ironia nel film? O dovremmo prendere sul serio una pellicola recitata francamente male, che presenta tutti i luoghi comuni del genere e, tolta l’idea della castrazione come “punizione per il malvagio”, in nulla si discosta da innumerevoli altri horror?

Anche come opera ironica e grottesca, confesso che Teeth non mi ha convinto particolarmente: c’è un tono generale di seriosità e drammaticità abbastanza sopra le righe che infastidisce. Alcune cose funzionano bene e immagino possano quantomeno generare sufficiente controversia, principalmente il conflitto ideologico tra creazionismo ed evoluzionismo: la scuola di Dawn (l’Immancabile Liceo) è incapace di fornire un qualunque tipo di educazione scientifica in quanto lacerata tra le due opposte fazioni; i libri di testo sono censurati; gli insegnanti sono incapaci di tenere lezione in quanto obbligati a fingere di rispettare le convinzioni inconciliabili di entrambe le parti.

Ma il tentativo di analisi sociale finisce qui: per rispettare i cliché, i gruppi di astensionisti sembrano usciti da “Il Villaggio dei Dannati“; i non-astensionisti invece sono i classici adolescenti rozzi e priapici (almeno fino a quando non incontrano Dawn) che abbiamo visto in qualunque film horror adolescenziale, i tipici personaggi che normalmente dipartono prima dei titoli di testa.
Analogamente ai suoi protagonisti maschi, il film è nettamente diviso in due: elementi “seri” che secondo me funzionano poco e inserti “B-Movie” che possono risultare divertenti. E a questo proposito, salutiamo commossi il ritorno di un personaggio che “Cloverfield” ci aveva brutalmente sottratto: l’Inevitabile Scienziato (qui impegnato a capire da quale specie di squalo incrociato con un ghiottone delle foreste canadesi provenga il dente trovato sulla prima vittima).

Bene, se vi capita di vedere questo lontano discendente delle opere immortali di Ed Wood, fatemi sapere cosa ne pensate.

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