Sceneggiatori vs. Informatici II: Speciale “Hackers”

Finalmente ho trovato il coraggio di guardare per intero un filmaccio del 1995 intitolato “Hackers” su cui avevo letto pareri abbastanza unanimi (negativi). Devo dire che dopo la visione, mi è rimasto un interrogativo in testa: chi ha scritto la sceneggiatura avrà mai usato un vero computer, giusto per farsi un’idea?


Il film è chiaramente un tentativo di romantizzare e spettacolarizzare il mondo dell’hacking, che allora era un argomento nuovo e molto “cool”. Sapete, gli anni 90: la bolla tecnologica, Internet è il nostro futuro, un computer in ogni casa, etc. etc. Ogni tanto, curiosamente, vengono usate terminologie corrette e dettagli “reali”, poi la difficoltà di rappresentare efficacemente l’informatica sullo schermo costringe gli autori a prendere licenze poetiche alquanto ardite. Ah, e poi ci sono le scemenze vere e proprie.
Il nostro protagonista Dade (Jonny Lee Miller, visto in “Trainspotting”) è il classico hacker adolescente: a 11 anni, famoso col nickname di “Zero Cool”, è stato arrestato per avere mandato in vacca 1507 sistemi informatici di alto profilo con il proprio virus. Ora è al liceo, incontra altri hacker con cui fa amicizia, senza però rivelare il proprio turbolento passato: apparentemente questi cowboy della tastiera hanno informazioni su chiunque, tranne che sul loro nuovo amico.
Dade fa anche il vago con la ragazza più carina della scuola (e di molte altre scuole, dato che è Angelina Jolie) anche lei ueber-hacker delle più toste. Chiaramente Dade ha anche una Mamma Separata Che Si Preoccupa: è Alberta Watson, che diventerà poi nota nei panni della gelida e manipolatrice Madelyne nella serie TV “La Femme Nikita”.

Tra un’allegra intrusione e l’altra, i Nostri rimangono coinvolti nell’immancabile complotto planetario, ordito dal Security Officer di una grossa banca: in altre parole un hacker rinnegato, passato dall’altra parte. Voglio dire, si fa chiamare “The Plague”, lavora per una banca, ha amici nella polizia, veste di nero, ha i capelli unti e porta una corta barbetta nera: in pratica gli mancano solo le zanne. Il malvagio trama e ordisce nell’ombra, inducendo la polizia a occuparsi degli hacker mentre il suo piano arriva a compimento. Se state pensando che prima o poi arriverà l’immancabile dialogo con il protagonista del tipo “Tu e io siamo simili”, avete indovinato. Diciamo che mi aspettavo pure che gli dicesse “Dade, sono io tuo padre. Unisciti a me, abbraccia il Lato Oscuro”.

Non entro nel dettaglio della trama, ma vorrei riassumere qui di seguito le cose che ho imparato da questo film:
– Qualunque teenager con la passione del computer è infinitamente più bravo di qualunque agente governativo, poliziotto, militare o generico essere umano sopra i 40 anni.
– Qualunque computer al mondo è collegato a un modem.
– Di conseguenza, è possibile entrare in qualunque sistema semplicemente collegandosi via modem e indovinando le password, che di norma non superano le quattro lettere.
– Essere Security Officer di una banca e conoscere qualcuno alla polizia conferisce il diritto di comandare pattuglie urbane, guarnigioni militari e squadre di SWAT. Consente anche di disporre di risorse economiche infinite e di maltrattare i propri sottoposti (anche se, come in questo caso, assomigliano a Ozzy Osbourne in maniera inquietante).
– Se ci si pone davanti a un monitor in una stanza buia, i caratteri digitati sullo schermo si riflettono sul proprio volto in maniera nitida. Provate, se non ci credete. No, eh?
– Come in qualunque altro film che io ricordi, se un personaggio ha un incubo, si risveglia di botto scattando in posizione seduta sul letto, ansimante e con gli occhi sbarrati. Andiamo, quando mai è successo nella realtà? Se io ho un incubo, mi sveglio a pancia in giù a gambe e braccia divaricate e con mezzo cuscino in bocca. Se provo a mettermi a sedere di colpo, la pressione mi crolla e perdo i sensi.
– Per analizzare il codice di un programma, bisogna far scorrere il suo dump in esadecimale sullo schermo a velocità siderale, sbattendo ripetutamemente le palpebre. Visualizzare sagome luccicanti e formule matematiche può essere d’aiuto nei casi più complessi. Hah, e voi che pensavate che si usassero i decompilatori e i debugger!
– Per personalizzare efficacemente un laptop, è opportuno sovrapporre alla tastiera (senza smontarla) una mascherina di plastica sagomata e spruzzare il tutto con una bomboletta di vernice. Il mio Sony Vaio nuovo di pacca qualche anno fa finì in riparazione perché una goccia d’acqua era entrata sotto la tastiera, ma immagino che il computer di un hacker sia impermeabile.
– Se siete un giovane sospettato di crimini informatici e ricevete un laptop in regalo dal Cattivo di turno che vuole darvi la caccia, potete usarlo senza preoccuparvi che contenga un qualche tipo di trojan o spyware. Angelina, tuo marito e i suoi amici Greci hanno espugnato Troia inviando un regalino con sorpresa a Orlando Bloom e soci: potevi pure prenderti il disturbo di avvertire Dade che non si accettano omaggi dal nemico in tempo di guerra.
– Se siete un malvagio Security Officer che cerca di incastrare un hacker e decidete di mandargli un laptop in regalo, non è necessario perdere tempo installandoci sopra un trojan nell’improbabile caso che lui lo accenda. Non sto scherzando, non ci prova neanche: ma che razza di cattivo è?
– I virus informatici parlano. Se li rimuovete, gemono.
– Se un adolescente riesce a mandare il proprio segnale su un satellite e a comparire in tv per spiegare l’esistenza di un complotto, la Polizia crederà istantaneamente a qualunque sua affermazione a dispetto del fatto che non sia supportata da alcuna prova verificabile sul momento. I suoi amici appena fermati verranno liberati ipso facto senza alcun processo e i veri cattivi saranno arrestati. Hey, dopotutto l’hanno detto in televisione, dev’essere vero per forza!

Aahh, quanto ci mancano i romantici anni ’90…

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1 Commento

Archiviato in Cinema, Informatica

Una risposta a “Sceneggiatori vs. Informatici II: Speciale “Hackers”

  1. L’altro giorno su Canale 5 mi sono imbattuto in una scena di una ficton con Neri Marcorè dove c’era una tipa piuttosto gnocca che, spacciandosi per un tecnico per stampanti, metteva un cavallo di troia nel computer del sospetto che gli permetteva di spiarlo leggendo dallo schermo del suo portatile le sue mail in diretta (carattere dopo carattere).
    Però, ripeto, era piuttosto gnocca.

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