L’arte dello Storytelling

Stasera ce l’ho fatta: ho guardato quasi per intero la terza puntata di “Il Sangue e la Rosa”. Mi aveva incuriosito il finale della prima, venti memorabili secondi durante i quali la bella di turno veniva rapita in carrozza da un Barone lascivo (probabilmente non era un barone, ma mi piace pensarlo così) che scrutandola da sotto i sopracciglioni con gli occhi un po’ alla Ben Turpin le chiedeva lubrìco una cosa del tipo “Signorina, ma lei ha mai partecipato… a un’orgia?!”. Alla reazione sdegnata della figliola, il bruto reagiva appioppandole una saracca al mento e lanciando la carrozza a tavoletta per le strade di Roma – a proposito, ne “Il Sangue e la Rosa” in tutte le strade di Roma c’è un mercato, a qualunque ora del giorno: ma fortunatamente al momento del ratto è notte fonda e nessuno viene stirato dal cocchio.

Non ho capito molto di questa puntata, tranne che c’è un gruppo di cospiratori che vuole uccidere un corrotto Cardinale (Giancarlo Giannini), che però va sempre in giro protetto come il caveau di una banca di Lugano. Quindi, con un supremo sforzo immaginativo, i nostri decidono di pugnalarlo durante un ricevimento. Il più frescone di loro, tale Giulio che si è offerto volontario, lo avvicinerà senza destare sospetti dato che è un nobile: l’idea è quella di colpirlo in mezzo alla folla, approfittando del momento in cui le Guardie Svizzere verranno presumibilmente distratte da un falso maitre chocolatier e allontanandosi indisturbato perché è noto che in questi casi gli astanti, anziché afferrare l’audace lardellatore di porporati e riempirlo di ceffoni, tendono a ritrarsi spaventati.  Dal momento che mentre l’ideatore del piano espone la sua idea (che gli altri trovano nientemeno che “geniale”), vediamo la scena come in un flashback, capiamo subito che la cosa in realtà non si svolgerà così. La fidanzata dello Hitman ante litteram, comprensibilmente dubbiosa sul buon esito del progetto, minaccia di svenarsi se lui si esporrà a questo rischio. Verrebbe da dirle “Cara, non c’è <rischio> in questo piano: quel termine implica che ci sia una minima possibilità di farla franca, qui obiettivamente non ce n’è mezza.”

Come da copione, il volontario non sarà presente all’attentato e sarà il Rommel che ha ideato il piano a sferrare il colpo mortale. Peccato che nel momento in cui viene sguainato il coltello, un cantore castrato (che somiglia un po’ al cantante dei Dead or Alive) si mette a urlare come una sirena bitonale: la pugnalata viene evitata dal Cardinale che ha un gioco di gambe da fare invidia a Mohammed Alì e l’ardimentoso viene inevitabilmente infilzato dalle guardie svizzere.

Poi succedono anche altre cose, ma me le sono in gran parte perse perché ero finito sotto il tavolo. Il cantore viene avvelenato nel suo camerino dopo un’esibizione (bello il particolare dell’assassino che guarda in sala con un binocolino da teatro che però è in grado di zoomare) e Giulio viene accusato dell’omicidio: questo malgrado un inserviente sia entrato in camerino assieme a lui e la vittima fosse già a terra rantolante. Il vero omicida è una misteriosa creatura mascherata chiamata “Sfinge Rossa” (che credo sia in realtà Ornella Muti perché in un’altra scena lei entrava dalla porta mentre si parlava appunto di questo losco figuro, cosa che nei B-Movies equivale a un indizio: l’assassino è sempre presente quando lo si nomina). Poi che altro, ah sì Giulio entra in convento, sua madre decide di sbattere la di lui fidanzata in mezzo alla strada, il protagonista Gabriel Garko salva un bambino da un folle e poi bacia furiosamente la summenzionata morosa dell’amico Giulio…

Nota personale: anni fa, durante il servizio civile, conobbi un ragazzo che tutti i giorni arrivava con una storia nuova. Erano episodi che definirei altamente inverosimili, tipo che il suo paese era stato invaso da giganteschi batraci velenosi o che quella mattina aveva preso il treno saltandoci sopra dalla sella della sua moto. Ma per noi erano un appuntamento irrinunciabile nelle lunghe e spesso noiose giornate di servizio, perché erano divertenti e lui conosceva l’arte dello Storytelling. Raccontava le sue storie in modo brillante e una volta entrati nel gioco, lo si ascoltava volentieri.

Se fossi ancora in contatto con lui e conoscessi qualcuno a Mediaset, glielo raccomanderei di tutto cuore.

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1 Commento

Archiviato in TV, Vita Vissuta

Una risposta a “L’arte dello Storytelling

  1. fabc68

    Follow-up: beh, a quanto pare ho indovinato l’identità della Sfinge Rossa! Avrei potuto proporre la mia ipotesi a Yahoo Answers… 😉

    http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20080917053200AAYl9rm

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