Voyager, o Delle Innocue Ossessioni

Ammetto che a volte le mie frequentazioni televisive sfiorano il paradosso: io sono uno scettico per natura, diffido profondamente del paranormale e ho troppa vergogna della mia ignoranza in materia scientifica per apprezzare la pseudo-scienza. Eppure, ogni volta che mi imbatto in una puntata di Voyager, passo decine di minuti incollato allo schermo, inveendo come un lunatico contro Giacobbo. Sono una perfetta tele-vittima, non mi perdo nemmeno un Chupacabra in salamoia, ambisco a possedere un elicottero nero e ormai potrei sezionare alieni a occhi chiusi.

Ho perso il debutto della nuova stagione, che prometteva sconvolgenti rivelazioni su Machu Picchu – le stesse di cui la popolazione locale ride a crepapelle da anni, come mi assicura un amico che ha visitato quella zona. Per compensare, ho visitato il sito della trasmissione (no, non lo metto il link: ho deciso di entrare nei Men in Black quindi insabbio anch’io) per dare un’occhiata ai video più promettenti.

E santo cielo, ne trovo uno che mi spiega la storia di come Paul Mc Cartney sia morto nel 1966, quando i Beatles erano all’apice del successo, e sia stato rimpiazzato da un sosia. Immagino che i più giovani tra i miei ipotetici lettori non conoscano questa vecchia leggenda metropolitana, quindi riassumo per sommi capi:

Nel 1966, dopo una serie ininterrotta di successi come gruppo Beat, i Quattro di Liverpool si imposero una pausa di riflessione e sospesero l’attività dal vivo (che non era mai stata il loro forte, fino a quel momento, opinione personale). Il loro stile musicale iniziò a cambiare, portando il gruppo verso esperienze riconducibili alla psichedelia, con elementi sinfonici e sperimentazioni sonore. Intorno al 1969 una strana serie di voci iniziò a circolare: si disse che Paul era morto, presumibilmente in un incidente stradale, e che i tre superstiti stessero cercando di insabbiare la notizia. Le copertine dei dischi successivi in particolare contenevano, a detta dei complottisti, indizi che supportavano la tesi.

Sulla cover di “Abbey Road”

Abbey Road

Abbey Road

Paul è l’unico dei quattro a piedi nudi e fuori sincrono col passo degli altri, dettaglio simbolicamente interpretato come se Paul avesse intrapreso un cammino diverso dai suoi compagni; sulla sinistra compare un Maggiolone targato “28 IF” (“28 se…”), ossia l’età di Paul “se” fosse stato vivo. Immancabilmente, gli appassionati di giradischi con la retromarcia affermavano di sentire messaggi nascosti nelle canzoni dei Beatles ascoltate all’indietro – espediente usato anche da vari tele-predicatori per scoprire inni satanici in molti pezzi rock, immagino che funzioni anche per “Papaveri e Papere”. Questi messaggi svelavano indizi sulla morte di Paul, in forma di frasi criptiche e rumori di freni di un’auto impazzita.

Anche sulla famosa copertina di Sergeant Pepper’s gli elementi non mancano: l’abbigliamento di Paul ha dettagli diversi dagli altri, l’aiuola di fiori di fronte al gruppo sembra una corona funebre a forma di basso elettrico etc… Non solo, ma persino Charles Manson pare apprezzasse i Fab Four e trovasse i loro testi pieni di concetti misterici: c’entra qualcosa con la morte di Paul? No, ma fa tanto sinistro colore. A meno che Manson non fosse a conoscenza del complotto, ma di sicuro non andremo a chiederglielo.

Ma quindi chi sarebbe il Paul che compariva nelle foto e si sentiva sui dischi? Un sosia, di cui il buon Giacobbo fa pure il nome: qualcuno ingaggiato per rimpiazzare Paul e che sarebbe “diventato” quello che conosciamo oggi.

Ora, permettetemi di riprendere la vicenda con l’occhio dello spettatore moderno: uno dei personaggi più famosi al mondo muore e tre musicisti (mica agenti della CIA) riescono a convincere il mondo che è ancora vivo, presumibilmente con la complicità della famiglia, dei produttori, dei tecnici del suono e di chissà quante altre persone. Non solo, trovano uno che gli assomiglia come una goccia d’acqua, suona il basso come lui e canta come lui e da quel momento in poi, questo signore diventa il Paul Mc Cartney che conosciamo. Quello che ancora oggi è in grado di cantare i suoi vecchi successi nella tonalità originale – mica facile perché invecchiando la voce maschile spesso si abbassa. Quello che suona tuttora il basso come il “vero” Paul: che non è mai stato un virtuoso dello strumento come John Entwistle o altri, ma non era neppure una schiappa e comunque aveva uno stile molto personale e melodico rispetto ai contemporanei. Quello che torna al successo dopo lo scioglimento dei Beatles, prima con i Wings e poi come solista.

Non paghi di aver preso in giro il mondo i tre superstiti disseminano il loro materiale di indizi che svelano il gioco.

The Riddler

The Riddler

Avete presente Riddler, quel nemico di Batman che non riesce a commettere un crimine senza lasciare un indizio in forma di indovinello (cosa che immancabilmente consente al Cavaliere Oscuro di sventarlo e schiaffare in galera il poveraccio)? Ecco, una cosa del genere.

Pensate che Giacobbo abbia trattato l’argomento con malcelata ironia, sottolineando le inevitabili contraddizioni della storia, vista alla luce di quello che sappiamo oggi? Uh-uh. Nossignori “i dubbi rimangono”… Siamo giusti, l’unico dubbio tuttora plausibile è se i Quattro abbiano coscientemente alimentato la storiella per il loro tornaconto, oppure se sia un caso di leggenda metropolitana nata e cresciuta spontaneamente.

Parlando di “sostituzioni”, trovo più convincente la trama di un episodio di “Ai Confini della Realtà” che mi raccontò un amico tanti anni fa: un imitatore di Elvis torna indietro nel tempo e incontra il suo idolo. Il quale però è ancora un giovanissimo e sconosciuto cantante folk che sta andando a fare il provino che poi lo lancerà. Il fan gli fa ascoltare le sue future canzoni e gli mostra come il suo “pelvis” scatenerà le folle. Il giovane Presley, molto religioso e puritano è sconvolto: lui non vuole scrivere quelle canzoni peccaminose e non vuole essere un sex symbol. Accusa lo sconosciuto di essere un demonio e lo assale: il fan provoca accidentalmente la morte di Elvis. Ora è disperato: ha ucciso il suo idolo e ha privato il mondo di una delle più grandi icone della storia. A meno che lui non “diventi” Elvis… Va al provino, ottiene il successo e lancia la carriera del Re. Lui è il vero Elvis, quello che il mondo conoscerà: la voce che andrà sui dischi, l’idolo delle folle. L’altro, quello originale, era solo un’ipotesi, un Elvis in potenza: lui è la realtà. Lo è sempre stato.

Non male, vero? Più realistico di Voyager.

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2 commenti

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2 risposte a “Voyager, o Delle Innocue Ossessioni

  1. Guido

    Bellissima quella di Elivs 😄

    Comunque Voyager lollosissimo

  2. ChuckNorris fhtagn

    E’ vero che molti servizi di Voyager sono totalmente privi credibilità e si basano su teorie anche piuttosto banali, ma la questione Macchu Picchu è differente.
    L’origine extraterrena degli artifatti e della cultura di quelle zone si rivela immediatamente a chiunque le abbia visitate. La lingua parlata sulle ande nella zona di Cuzco, il quechua, non può che essere di origine aliena. Esempio lampante:
    Italiano: Allora hanno sempre fatto petting assieme
    Quachua: Much’ananayakapuchkasqakupuniñataqsunamá

    Un’altra banale prova è il fatto che il Quechua è stato scelto da George Lucas come base per l’Huttese (http://en.wikipedia.org/wiki/Huttese)

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