Tiro un Dado da 12

Voi ragazzi di oggi avete trovato veramente la pappa pronta: per spaventare i vostri genitori e convincerli che delle multinazionali senza scrupoli stanno trasformando una generazione intera in assassini psicotici, vi hanno messo a disposizione dei videogiochi con un tasso di violenza iper-realistica impressionante, 3D come se piovesse e copertine che farebbero venire gli incubi a Marilyn Manson.

L'Inquietante Pong

L'Inquietante Pong

Hah! I nostri genitori non avevano paura dei videogiochi.
Eravamo sopravvissuti alle bibite a base di coloranti, alle pistole con i dardi che avevano un rinculo da 44 Magnum, ai giocattoli pieni di spigoli metallici acuminati e al Piccolo Chimico. No, niente poteva ormai intimorire chi avesse cresciuto un figlio negli anni ’70. Tranne un passatempo innocuo uscito timidamente nei primi anni ’80: in realtà un pericolo mortale noto come… Dungeons & Dragons!

Come è noto, D&D fu il precursore dei giochi di ruolo e ottenne un successo clamoroso presso tutti i giovani Geek dell’epoca. Le regole erano poco realistiche, ma l’ambientazione Fantasy era originalissima e ovviamente qualunque ragazzino occhialuto ambiva a combattere contro draghi, coboldi e demoni per conquistare… altolà “demoni”? La semplice menzione di queste creature nel Regolamento del gioco fece alzare più di un sopracciglio. Presto cominciarono a circolare voci sulla natura pseudo-settaria di D&D. Gli Inevitabili Sociologi di turno iniziarono a teorizzare che i Giochi di Ruolo inducessero alienazione e incapacità di distinguere la realtà dalla finzione (pensavate che questa se la fossero inventata quando è uscito Silent Hill, eh?). Leggendo i quotidiani dell’epoca avreste avuto l’impressione che il passatempo preferito dagli adolescenti fosse assaltare i centri commerciali armati di spada – e zaino contenente una corda, una lanterna, cunei per fermare le porte del dungeon e altri 20 kg di attrezzatura – urlacchiando “Venite fuori, Goblin maledetti”.

Dato che come spunto drammatico non era male, uscirono i classici “instant book” sull’argomento: e ovviamente, un Bel FIlmone: “Mazes and Monsters”.

La star del film è un giovanissimo Tom Hanks, probabilmente al punto  più basso della sua carriera, nei panni di un ragazzo coinvolto dai soliti amici scoppiati in un gioco di ruolo, che lo appassiona a tal punto da fargli perdere completamente il contatto con la realtà. Tempo una serie di partite tradizionali con carta e penna e il gruppo passa a fare sul serio: senza che nessuno lo trovi strano, i ragazzi si avventurano per grotte e caverne in cerca di mostri, fino a quando il protagonista si convince di averne davvero ammazzato uno. In una sequenza toccante, alla fine di una spedizione, Tom (che nel gioco è un Chierico) si rivolge agli amici dalla porta di casa dicendo “Vi benedico tutti”: questo fa sorgere negli altri il dubbio che al giovane si sia rotto l’elastico del cervello. Il fatto che da quel momento in poi si rifiuti di copulare con la morosa perché i Chierici sono notoriamente casti non fa altro che confermare l’atroce sospetto.

Il Finale è insolitamente Non Lieto: il nostro eroe viene salvato dal tentativo di ricongiungersi con i suoi avi lanciandosi da un grattacielo, ma non recupera la sanità mentale. Rimarrà intrappolato nelle sue fantasie, si presume per sempre, malgrado l’amorevole assistenza della sua famiglia disfunzionale.

Non vi sorprenderà sapere che il film non venne ben accolto dai fans dei giochi di ruolo, che si adontarono un filino per essere stati rappresentati come psicopatici asociali in preda a stati allucinatori.

Fortunatamente per loro, la rivincita doveva arrivare, sebbene con quasi vent’anni di ritardo. Anno Domini 2000, esce un film con licenza ufficiale e titolo appropriato: “Dungeons and Dragons”. Questo doveva essere il momento del riscatto, dopotutto non è che si possa scritturare Jeremy Irons e fare un brutto film, no? Infatti non è semplicemente brutto, è orrendo in un modo pazzesco.

I protagonisti della vicenda sono nell’ordine: un aitante e belloccio Ladro dotato di poteri magici, ottimo guerriero e predestinato a vincere le forze del Male; il suo inetto compagno di furti (di cui aspettiamo la tragica dipartita dal primo minuto perché si sa che nei Bad Movies l’amico del protagonista, se appartenente a una minoranza etnica, campa poco) abile nel borseggio come una foca a ballare il tip tap, ma in compenso simpatico come gli schiaffi; un Nano con la barba di saggina che beve birra e odia gli Elfi; una Maga che azzecca un incatesimo su dieci (è Thora Birch, protagonista di American Beauty); un’Elfa piuttosto gnocca ma con una tenuta da battaglia che sembra comprata all’hard discount di Rivendell e che semina perle di saggezza sotto forma di frasi talmente prive di senso nel contesto che sembrano prese da un’altra sceneggiatura.

E qui viene il peggio. Gli antagonisti sono forse le due figure più imbarazzanti dell’intera pellicola: non pensavo che Jeremy Irons potesse recitare male, si tratta pur sempre di un attore di provate qualità, ma qui è tutto sghignazzi sinistri, sguardi spiritati e interpretazione da filodrammatica da paese. Non so se faccia apposta a fare talmente schifo, ma il dubbio è lecito: quando un drago se lo ingolla, in definitiva siamo tutti più contenti.

Il suo Aiutante Scemo (l’attore che ha fatto Jurgen in “Nikita”) è un armadio d’uomo che sarebbe anche piuttosto convincente nel ruolo, con il fisico imponente e il cranio rasato: ma dato che così funzionava troppo bene, per qualche motivo gli hanno dipinto le labbra di blu. Dato che anche questo non lo rendeva ridicolo a sufficienza, più avanti nel film il suo Malvagio Padrone lo punisce per qualche mancanza e gli inocula un parassita che lo ucciderà se fallisce ancora (niente copertura assicurativa per gli Aiutanti Scemi dei Malvagi). Come effetto collaterale, al poveretto vengono le vene varicose sul cranio e le orecchie diventano insolitamente rosse. Sembra il fratello cattivo di Ronald Mc Donald. Malgrado questo, almeno gli va concesso che a differenza dell’intero cast sa come usare una spada: il che è pur sempre una bella cosa in un film fantasy. Il suo merito maggiore è che ci toglie dalle ghiandole l’Amico del Protagonista, anche se non potrà fare nulla contro la mitica Coltellata alla Schiena del Ladro (vedasi il Regolamento di Gioco).

Però, direte voi, almeno le location e gli effetti saranno fatti bene. Come no. I castelli e i palazzi chiaramente sono in computer graphics, enormi e collocati su picchi inaccessibili (neanche Giacobbo riuscirebbe a spiegare come hanno fatto a costruirceli): purtroppo in molte scene si direbbe che i designer si siano dimenticati di mettere le texture. I draghi tutto sommato non sono malaccio, povere bestie. Compaiono pure i Beholders, ma fanno una figura talmente misera che non ve la racconto neanche: se amate D&D e avete imparato a rispettare e temere queste potenti creature, potreste avere uno sturbo.

Non vi sorprenderà nemmeno stavolta sapere che i fans non l’hanno presa bene…

Purtroppo, nella mia limitata cultura del sottobosco cinematografico, non conosco altri film dedicati esplicitamente a un gioco di ruolo: magari ci sono stati altri esperimenti meglio riusciti di questi due. Se ne conoscete, per il bene della comunità dei gamers, segnalateli nei commenti.

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3 commenti

Archiviato in Cinema

3 risposte a “Tiro un Dado da 12

  1. V per Viola da Gamba

    Bello!!!!! 🙂
    Io giocavo a Warhammer…

  2. ChuckNorris fhtagn

    Greatest American Hero episodio “Wizards and Warlocks”

  3. la scrivente e l’amica carola si sono pisciate dal ridere nell’immaginare l’assalto al centro commerciale con lo zaino di zavorra.
    però in effetti quando giocavo a silent hill avevo tipo più di vent’anni, fumavo un pacchetto di sigarette al giorno e mi avviavo a diventare una fuoricorso, e ciononostante mammina temeva che diventassi una psicopatica.

    non ho film da suggerire ma un riferimento che non può mancare è quello ai libri game: anche quelli, a loro tempo fecero temere a mammina che sarei diventata un maschiaccio e non una signorinetta per bene.

    forse aveva ragione.

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