Archivi del mese: novembre 2008

Fammi La Faccia Cattiva

Ripensando a Twilight e ad altri film recenti, specialmente con protagonisti giovani, mi sono chiesto una cosa: che fine ha fatto il concetto di “espressione”? Parlo di espressioni del viso, tipo “fare la faccia cattiva, spaventata, triste etc.”: nel cinema classico, era parte del bagaglio tecnico indispensabile per qualunque attore.

Non voglio generalizzare, ma ho l’impressione che questo non sia più così fondamentale o nemmeno richiesto, specialmente alle giovani superstar dello schermo. Ci sono eccezioni, ad esempio mi viene in mente il Ron di “Harry Potter” che è capace di divertenti espressioni comiche (Daniel Radcliff, se posso osare, mi convince già meno anche se è fisicamente perfetto per la parte, forse troppo perfetto).  In Twilight non ricordo di aver mai visto cambiare espressione a Robert Pattinson – il vampiro Edward – mentre la sua partner Kristen Stewart ne aveva essenzialmente due: una quando era verticale, l’altra quando stramazzava per terra o dava di fronte contro un ostacolo solido (sto cercando di dimenticare il primo piano di lei che perde conoscenza mentre cercano di toglierle il veleno iniettato dal vampiro James).
Non voglio sembrare un vecchiaccio retrogrado: la stessa cosa è vera anche per attori più maturi. Keanu Reeves è perfetto per Matrix, dato che la parte non richiede inflessioni umane: se lo avete mai visto in “L’Avvocato Del Diavolo“, avrete probabilmente l’impressione di un compito fatto per metà. C’è la presenza fisica, la recitazione è credibile, ma il viso non esprime abbastanza. Ok, il fatto che ci sia Al Pacino non aiuta: rubargli la scena sarebbe praticamente impossibile per chiunque, ma anche fargli da spalla non deve essere facile. Se Pacino sia espressivo o no, credo non valga nemmeno la pena di discutere: nemmeno la costrizione di dover mantenere lo sguardo fisso e vuoto in “Scent of a Woman” limita la mobilità del suo viso.
Clint Eastwood veniva spesso tacciato di essere legnoso: nei panni di “Dirty Harry” l’accusa aveva in effetti un fondamento, mentre sotto la direzione di Sergio Leone anche la sua poca mobilità facciale diventava un mezzo espressivo. Felice eccezione che conferma la regola, in fondo.

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Twilight

Chi mi conosce lo sa: io per principio guardo qualunque film di vampiri mi capiti a tiro. Non perché mi piacciano tutti, intendiamoci; neanche per un insano tentativo di identificazione coi pallidi Figli della Notte (benché io sia notoriamente insonne e di carnagione quasi albina); mi piace il potenziale drammatico che è insito nel personaggio del vampiro, per tutte le cose che può rappresentare: il predatore animalesco, l’anarchico dannato, il raffinato edonista sanguinario, la creatura che cammina sulla linea tra la luce e l’ombra…

Certo che i poveri succhia-sangue al cinema ogni tanto prendono dei sonori ceffoni: come tutti, ho apprezzato il fondoschiena di Kate Beckinsale in “Underworld“, ma accidenti è stata dura vedere il clan vampiresco ridotto a un branco di fighetti che combattono con le armi da fuoco e non assaggiano un collo umano per tutto il film. E la loro guerra coi Licantropi? Pardon, i Lycan. Non so voi, ma quando li ho sentiti chiamare così, mi è venuta in mente la voce del compianto Guido Nicheli che fa “Uè Lican, dai vieni giù dalla pianta!”. E non voglio nemmeno parlare di “Van Helsing“, ingentilito dalla recidiva Beckinsale (questa volta più valorizzata nel Lato A) e da Hugh Jackman che sembra più preoccupato di sembrare figo con le extension che di recitare.

Era inevitabile che finissi per vedere anche “Twilight“. Per quei due o tre che non l’hanno visto, riassumo il plot: Bella, figlia adolescente di genitori divorziati, torna dopo anni di assenza a casa del padre, nella piovosissima cittadina di Forks nello stato di Washington. A scuola, incontra (oltre al consueto corollario di liceali imbecilli) un ragazzo taciturno e solitario di nome Edward Cullen, che malgrado la proverbiale riservatezza la squadra tutto il tempo come una Saint Honoré piombata in uno scaffale di prodotti dietetici, con gli occhioni perennemente sgranati. Per la prima ora di film assistiamo ai turbamenti della giovane che è attratta dal ragazzo ma sconcertata dai suoi cambiamenti di umore e dal fatto che lui e tutta la sua famiglia sembrano passati col bianchetto. Naturalmente, tra una sinistra allusione e l’altra, capiamo che Edward nasconde un Oscuro Segreto, fino a quando non rivela i suoi poteri vampirici fermando con una mano un furgone che stava per travolgere Bella: ecco, la costante del film è che lei è sempre:
– intenta a inciampare negli oggetti inanimati
– impegnata a ruzzolare per terra al primo accenno di neve
– in pericolo (più che altro a causa propria)
– lacero-contusa
– fratturata (consiglio per la madre di Bella: quando ti siedi sul bordo del letto di qualcuno che ha una gamba rotta, scegli il lato dove c’è l’arto sano)
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Virus al Pentagono

Non so quanti abbiano letto questa notizia diffusa ieri, ma per motivi di deformazione professionale non poteva mancare di attirare la mia attenzione: pare che al Pentagono qualcuno abbia dimenticato di aggiornare l’antivirus o praticare il Safe Computing e che un malware di non meglio precisata natura ora stia scorrazzando per vertici e lati di quel bizzarro edificio.

La fonte ufficiale è un comunicato interno ripreso da Fox News che comunica il divieto di utilizzare chiavette USB, CD, DVD, floppy disk et similia sui computer del DoD. Sembra una misura straordinariamente blanda per un’istituzione militare: non è che non esistano soluzioni tecnologiche per impedire a un utente di trasferire file da e verso le chiavette USB, quindi perché limitarsi a dire “Non usatele, altrimenti ci arrabbiamo”?
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Wipefile Stile “CSI Miami”

Mi piace “CSI Miami”: è meno angosciante del “CSI” originale, le indagini sono interessanti, la regia e la fotografia sono strepitose e Horatio è un grande. Mi piace il suo stile e il suo gusto per le battute secche e che non ammettono repliche: anche perché lui esce sempre dall’inquadratura dopo averle pronunciate. Qui c’è una grande imitazione di Jim Carrey:


“I think he’s afraid they might have a comeback”, ROFL

Nella puntata andata in onda venerdì, la squadra indaga su tre omicidi compiuti con un’arma che spara 100.000 proiettili al minuto, disintegrando il bersaglio: è pittorescamente nota come “Il Vaporizzatore”. Tra depistaggi di agenzie governative, servizi segreti e mercenari traditori, gli investigatori sequestrano un computer appartenuto a un losco personaggio colluso e cospiratore.

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Nerditudini I: le Miniature

… ovvero le cose che fanno di me un Nerd D.O.C.

Premetto che questa è la classica entry “who cares” a uso e consumo mio e di chi vuole ridere di me: nella già esemplare inutilità di questo blog, questo articolo brilla come un martello di vetro o come la “scopa metafisica” inventata da un mio amico tanti anni fa (un manico con una scopa da una parte e una paletta dall’altra).

Ci sono cose di cui mi vanto spudoratamente, specie quando voglio fare colpo su qualcuno: ad esempio che suono il basso elettrico – male, ma evito di esibirmi in pubblico – oppure che ho dei bei tatuaggi, che comunque sono in parti normalmente coperte dalla mia caratteristica divisa aziendale.

Di altre mie peculiarità, ho un certo riserbo. Spero quindi che qualcuno apprezzerà questo mio “Fare Outing”.

Dipingo miniature di piombo. Lo faccio molto raramente, ma questo non mi scusa. Non è neppure che sia tanto bravo, ma questo non diminuisce l’impegno che ci metto quando riprendo in mano i pennelli.
Di per sè, il modellismo è una rispettabilissima attività: però, come molti hobby, possiede quella particolare patina di “secchionismo” o appunto Nerditudine che non si riesce bene a spiegare. E’ quel tipo di svago adatto al bambino occhialuto che ha il banco in prima fila, dà sempre retta agli insegnanti e tiene in ordine il suo armadietto.

Ok, prima di tutto spiegherò di cosa si tratta: ci sono rispettabilissime aziende che creano giochi tattici da tavolo, riproduzioni di battaglie storiche o fantasy o sci-fi etc. Potete considerarle le eredi della vecchia e gloriosa Atlantic, nota al tempo che fu per i suoi soldatini. Probabilmente il produttore più noto al mondo è l’inglese Games Workshop, che lavora soprattutto nel fantasy e nella fantascienza.  Oltre a creare i giochi, GW e soci vi propongono anche miniature e plastici da usare in battaglia; le figure vengono vendute “grezze” come vedete qui sotto e vanno dipinte.

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Only You per Teatro Errante

Nel mio piccolo, faccio sempre volentieri da “cassa di risonanza” per il lavoro dei miei amici teatranti, danzerini e musicanti. Ho già avuto modo in passato di segnalare “Only You (and you alone)”, il lavoro della compagnia STALK di e con Daniele Albanese, Loredana Scianna e Maurizio Soliani; questa volta vi comunico le loro prossime date, nell’ambito di un’iniziativa chiamata Teatro Errante, a cura di Emilia Romagna Teatro Fondazione. Il progetto ha lo scopo di portare il teatro dove non esista un luogo deputato – quindi nelle province, nei paesi, nelle Terre Desolate, a Mordor dove l’Ombra Cupa Scende… insomma dove non ci sono teatri stabili.

L’idea è lodevole e importante, ma al momento ancora poco conosciuta: questi signori meritano tutto l’appoggio di chi ama le arti performative, quindi occorre diffondere il messaggio e andarsi a vedere gli spettacoli (no, la brutta stagione non è una scusa: anzi, sarete riparati da un ampio tendone circense).

E quale migliore occasione per conoscere Teatro Errante se non assistere a “Only You (and you alone)”?

Cliccando questo link: onlyyou_stalk_teatroerrante potrete scaricare il PDF della Newsletter di Only You con la descrizione dello spettacolo e della Rassegna. Trovate la data e la location più comoda e partecipate numerosi!

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Wrestlemaniac

L’esperienza e l’età mi hanno insegnato una semplice regola di vita: quando la serata è noiosa, il tempo è brutto, o mi sento un po’ giù di corda, c’è solo una cosa da fare. Vedere un bel filmaccio.

Perciò, quando vedo nel variopinto elenco dei DVD a noleggio un film horror-slasher ispirato al Lucha Libre (il Wrestling messicano) ovviamente non posso resistere alla tentazione. Ecco perché mi trovo qui a scrivere di questo “Wrestlemaniac”, protagonista Rey Misterio.

Ora, prima di venire corretto dagli appassionati della WWE, preciso: il Rey in questione NON è Rey Mysterio Jr., alias Oscar Gutierrez, amatissimo dal pubblico per le sue grandi capacità acrobatiche. Questo Rey è suo zio, personaggio non meno noto nel circuito messicano negli anni 60-70 e padre del Hijo De Rey Misterio. Questo tanto per chiarire che non vedremo una 619 omicida nel corso del film.

Forse il genere dei film sul Lucha Libre non è noto ai frequentatori di Cineforum, ma si tratta di un filone estremamente prolifico in particolare negli anni ’60; sono pellicole d’azione (fantascienza, horror, spionaggio etc.) che vedono come protagonisti i lottatori messicani più famosi dell’epoca. El Santo e Mil Mascaras hanno una filmografia da fare invidia a Kevin Bacon, anche se chiaramente si tratta di lavori girati con budget irrisori e risultati quantomeno naïf . Ma per l’appassionato di B-Movies c’è di che divertirsi: e se si apprezzano le scene di lotta, è difficile trovare qualcosa di meglio di un combattimento tra Luchadores.

Ora, accade che quando si attinge a un genere “classico” con il gusto moderno e qualche soldino in più (ma non tanti, comunque) spesso si ottiene un risultato inferiore alle premesse. “Wrestlemaniac” ne sarebbe un esempio, se solo gli sceneggiatori si fossero impegnati un po’ di più.

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