Wrestlemaniac

L’esperienza e l’età mi hanno insegnato una semplice regola di vita: quando la serata è noiosa, il tempo è brutto, o mi sento un po’ giù di corda, c’è solo una cosa da fare. Vedere un bel filmaccio.

Perciò, quando vedo nel variopinto elenco dei DVD a noleggio un film horror-slasher ispirato al Lucha Libre (il Wrestling messicano) ovviamente non posso resistere alla tentazione. Ecco perché mi trovo qui a scrivere di questo “Wrestlemaniac”, protagonista Rey Misterio.

Ora, prima di venire corretto dagli appassionati della WWE, preciso: il Rey in questione NON è Rey Mysterio Jr., alias Oscar Gutierrez, amatissimo dal pubblico per le sue grandi capacità acrobatiche. Questo Rey è suo zio, personaggio non meno noto nel circuito messicano negli anni 60-70 e padre del Hijo De Rey Misterio. Questo tanto per chiarire che non vedremo una 619 omicida nel corso del film.

Forse il genere dei film sul Lucha Libre non è noto ai frequentatori di Cineforum, ma si tratta di un filone estremamente prolifico in particolare negli anni ’60; sono pellicole d’azione (fantascienza, horror, spionaggio etc.) che vedono come protagonisti i lottatori messicani più famosi dell’epoca. El Santo e Mil Mascaras hanno una filmografia da fare invidia a Kevin Bacon, anche se chiaramente si tratta di lavori girati con budget irrisori e risultati quantomeno naïf . Ma per l’appassionato di B-Movies c’è di che divertirsi: e se si apprezzano le scene di lotta, è difficile trovare qualcosa di meglio di un combattimento tra Luchadores.

Ora, accade che quando si attinge a un genere “classico” con il gusto moderno e qualche soldino in più (ma non tanti, comunque) spesso si ottiene un risultato inferiore alle premesse. “Wrestlemaniac” ne sarebbe un esempio, se solo gli sceneggiatori si fossero impegnati un po’ di più.

La sigla iniziale è la mia parte preferita del film: immagini in bianco e nero di vecchi incontri di Lucha. Ma la vicenda vera e propria si apre con un’inquadratura sugli occupanti di un furgoncino male in arnese: si tratta di una sedicente troupe che aspira a girare un film porno e cerca una location interessante in Messico. Questo mi porta a due considerazioni: la prima è che non sapevo che le riprese in esterni fossero molto importanti nei film porno. La seconda è che la regola non scritta dei B-Movies definisce le probabilità che un personaggio arrivi ai titoli di coda come inversamente proporzionali a quanto sesso pratica, quindi se tanto mi da tanto una comitiva di pornostar non parte coi migliori auspici.

Alla prima sosta nel mezzo del deserto messicano alla ricerca di carburante, le nostre vittime i nostri protagonisti incontrano l’inevitabile Uccello del Malaugurio, un soggetto che dice loro che lì vicino c’è una città fantasma dove potranno trovare tutta la benzina che vogliono, a rischio però di lasciarci le piume. Si tratta di La Sangre de Dios, abitata secondo le leggende locali da El Mascarado. Il Ciccione Simpatico del gruppo conosce la storia e la racconta agli altri (il cosiddetto Momento dello Spiegone di tutti i film horror). Pare che negli anni ’60 il governo Messicano avesse deciso di fare una bella figura alle Olimpiadi e quindi volesse mettere in campo il miglior wrestler di tutti i tempi; no, la Lucha non è una specialità olimpica, ma andatelo a spiegare agli sceneggiatori. Utilizzando le avanzatissime biotecnologie disponibili quarant’anni fa in Centro America, gli scienziati crearono “à la Frankenstein” il loro Luchador perfetto e lo battezzarono “El Mascarado”: dato che tradizionamente quasi tutti i Luchadores portano la maschera, si tratta di un nome poco fantasioso, ma insomma… Tale individuo, e scommetto che non ve lo aspettereste mai, impazzì e divenne incontrollabile: dopo aver ammazzato qualche avversario, venne portato in gran segreto a La Sangre De Dios per essere curato. Le terapie non dovevano essere granché, perché di lì a poco la cittadina rimase deserta. Particolare sinistro: secondo la leggenda, El Mascarado amava strappare la maschera alle sue vittime: in mancanza della maschera, anche la faccia gli andava bene.

Non sarete sorpresi nel sapere che la nostra troupe ovviamente si fermerà a La Sangre De Dios e, tanto per fare qualcosa, inizierà le riprese del suo film. A giudicare dalla prima e unica scena, si tratta di un porno piuttosto visionario: interno giorno, in un bar abbandonato, tre ragazze stanno aspettando il tappezziere che hanno chiamato (suppongo per mettere a posto il locale, anche se forse era meglio un carpentiere) ma lui è in ritardo. Tanto per far passare il tempo, iniziano a pomiciare sul bancone: improvvisamente arriva il vigoroso tappezziere (il regista stesso) che, mostrandosi poco interessato alle passamanerie, si fionda in mezzo al trio e si unisce alle danze.
Sul più bello, una delle ragazze si sente male ed esce barcollando dal set. Come spesso accade in questi casi, percorre quei 5 o 6 km a piedi prima di trovare sollievo e già che c’è decide di proseguire la piacevole passeggiata: questa improvvisa passione per la marcialonga le costa cara, perché il maniaco l’ha seguita.

Nel frattempo i colleghi si sono accorti della sua assenza e uno di loro si offre volontario per andarla a cercare, motivato dal fatto che lei si è portata via la sua marijuana. Percorre inquieto le viuzze sinistre della città quando un rumore lo fa trasalire. Dalla bellicosa reazione qui a fianco, avrete già immaginato che la sua aspettativa di vita è di circa 10 secondi.

Quando gli altri trovano il cadavere orribilmente sfigurato, mettono in atto la tattica consueta in questi casi: si dividono. Uno si chiude in una chiesa barricando una porta e lasciandone aperte altre sei, altri due selezionano con attenzione i cunicoli più oscuri facendo bene attenzione a infilarsi solo in quelli senza via d’uscita e tutti in generale si dimenticano di avvertire una delle ragazze che la situazione si mette al brutto. Tanto lei sta solo riparando il furgone mentre ascolta musica in cuffia, quindi non è che corra tanti rischi.
Il primo incontro con il folle conferma i più cupi sospetti: si tratta veramente di El Mascarado che, magrado abbia messo su qualche chiletto di troppo in zona lombo-addominale, non ha certo perso il vizio di fare un peeling estremo alla gente che incontra.

Non sto a descrivervi la girandola di colpi di scena (i protagonisti si nascondono, il mostro li trova, si rinascondono, lui li ritrova…). La mia sequenza preferita è quella dell’Eroico Confronto tra il Ciccione Simpatico e il maniaco. Il giovane capelluto e pingue, un tipo un po’ alla Jack Black, trova delle registrazioni lasciate dagli scienzati per documentare i loro esperimenti sul folle. Pare che El Mascarado abbia subito delle terapie piuttosto invasive, nell’ordine delle 50 lobotomie (mi chiedo quanto cervello gli sarà rimasto dopo 50 lobotomie) senza risultati apprezzabili: però c’è anche da dire che il pazzo è pur sempre un Luchador e che quindi segue le regole. Ossia, ipotizza il nostro amico, se verrà smascherato si ritirerà per sempre, secondo l’onorata tradizione della Lucha (nella realtà la stipulazione tipica era “chi perde la maschera si ritira per il tempo necessario a confezionarne un’altra”).

In un impeto eroico, l’ardimentoso indossa una maschera gialla e affronta El Mascarado. Putroppo non assistiamo alla lotta vera e propria perché il regista preferisce inquadrare una porta chiusa, ma dalle urla lancinanti che il Ciccio emette, possiamo già intuire che El Mascarado gli sta facendo un mazzo tanto. Peraltro, al primo momento di pausa di questo epico scontro, si prende pure la briga di rompere la schiena a un’altra delle ragazze: segno che evidentemente non stava neanche faticando più di quel tanto.

L’ultima superstite ha maggior fortuna. Prende a sprangate il folle, gli infila un tubo nella pancia e gli scortica una mano, ma non riesce a smascherarlo. In un momento di particolare finezza cinematografica, durante l’inseguimento i suoi shorts restano impigliati nella portiera del furgone e lei, per liberarsi, rimane in mutande (alla Benny Hill). Evidentemente disgustato dalla gratuità della situazione, El Mascarado pone fine al confronto restituendole il tubo.
Il finale è ottimistico: il folle prende il furgone e si mette alla guida, allontanandosi dalla città. Dico che è ottimistico perché lascia intendere che ci potrebbe essere un sequel. In realtà noi sappiamo che il povero El Mascarado è destinato a rimanere a piedi, perché i nostri protagonisti non avevano avuto il tempo di fare rifornimento. Ma forse questo è già stato previsto per il seguito “El Hitcher Mascarado”.

Ora, perché questo film ci lascia insoddisfatti, malgrado gli effettacci gore, l’abbondanza di donne poco vestite, i dialoghi scemi e le situazioni stereotipate? Il problema principale per me è l’azione: non c’è una singola scena di lotta in cui si capisca che l’assassino è un Luchador. Lo vediamo andare in giro con la maschera emettendo grugniti, sfondare qualche porta, strappare qualche faccia, tutta roba che chiunque potrebbe fare. A parte un backbreaker ai danni di una squinzia da 50 kg, non gli vediamo mai usare le sue capacità: almeno un body slam al regista-protagonista del porno ce lo poteva concedere. Grossa delusione.

Ma mentirei se dicessi che non provo simpatia per chi ha prodotto, girato e interpretato questo filmaccio (probabilmente la stessa persona). Negli ultimi anni sono tornati i mostroni godzilliani, sono tornati i peplum, sono tornati i musical: meno male che qualcuno ha messo male al portafoglio, lo ha trovato vuoto e ha deciso di resuscitare pure il Lucha-Movie.

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