Se una notte d’inverno un viaggiatore…

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Chi ha seguito i miei Twitteramenti sa che, come tutti gli anni di questi tempi, ho fatto la mia solita puntatina a Helsinki. La foto che vedete qui sopra, a voler essere sinceri, l’ho scattata l’anno scorso e non era neppure notte: credo che fossero più o meno le 4 del pomeriggio… Quest’anno è andata molto meglio, perché c’era la neve e questo significa avere più luce.

Ovviamente sono stato a una delle immancabili Convenscion, croce e delizia dell’Informatico; ma per fortuna è stata anche un’occasione per rivedere qualche vecchio amico e godere delle delizie del clima nordico. E anche per ascoltare ottima musica. 

Ok, se non vi deprimono i Racconti della Cripta Informatica e non soffrite di criofobia, magari avrete voglia di continuare a leggere: il tutto dopo il salto di pagina.

Le Convenscion sono eventi in cui le aziende informatiche sfoderano le loro migliori armi comunicative: questo solitamente implica catturare qualcuno dal settore Marketing e costringerlo a visionare le slide di un branco di tecnici e programmatori per evitare che una semplice presentazione Powerpoint si traduca in una sanguinosa ordalìa. E’ di norma organizzare questi ritrovi in posti a cui si possa applicare la definizione di “splendida cornice”, nella migliore tradizione di Daniele Piombi e Pippo Baudo. In Finlandia, d’inverno, nessun nordico resisterà mai alla tentazione di catapultarvi in mezzo a boschi innevati in modo che possiate godere del contatto con la natura a 10 gradi sottozero se vi viene voglia di scappare dalla sala delle conferenze.

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La conferenza dell’anno scorso era stata un meraviglioso esempio di tutto quello che non bisognerebbe mai mostrare su un palco: slide con caratteri in corpo 8, indistinguibili da 5 metri, presentatori afasici quando non addirittura terrorizzati dal pubblico, uso intensivo e diffuso di frasi fatte. 

In particolare, il ritornello del 2008 era stato “… an endless supply of…”: applicato in tutte le occasioni in cui si richiedesse un’enumerazione. Il rapido succedersi di tre speaker, fra i peggiori che abbia mai visto in vita mia (per quanto indubbiamente competenti nel loro lavoro), tutti di nome Antti, aveva indotto il mio amico Pierre a coniare la frase “An endless supply of Anttis” come metafora per indicare un procedimento lungo e doloroso.

Quest’anno il livello medio era assai migliorato; un solo Antti, presentatori più disinvolti e slide leggibili (insomma, non proprio tutte, ma la maggior parte). Per inciso, se vi capiterà mai di fare atto di presenza a una Convenscion, dovete sapere che a un certo punto qualcuno vi metterà in mano un cosiddetto “feedback form” in cui dovrete esprimere in forma anonima il vostro gradimento.

Dovete a tutti costi dominare il vdscn0160ostro spirito goliardico e assegnare voti e giudizi costruttivi, tenendo presente che la capoccia di qualcuno potrebbe dipendere dal vostro vaticinio. E che l’anonimato non è mai così assoluto come si potrebbe pensare. E no, ovviamente non è una buona idea applicare lo stesso concetto alla vostra vita sentimentale (“Egregio Partner, per una maggiore reciproca soddifazione nel nostro rapporto, la preghiamo di compilare il seguente questionario: 1) come definirebbe la nostra vita sessuale? A) Scimmiesca B) Monastica C) Soddisfacente D) Probabilmente Illegale”)

Mostrare autocontrollo in sala durante le presentazioni è altrettanto vitale. Quest’anno uno degli speaker ha accusato alla seconda slide un autentico blocco asimoviano, precipitando nell’ordine in: perplessità, farfugliamento, cachessìa, mutismo. Dopo 5 minuti di sofferenza, ha concluso mestamente il suo intervento e il presentatore della serata (un suo collega dalle fattezze simili al pupazzo Five di Canale 5) è zompettato sul palco urlacchiando entusiasta “Wow! Isn’t that sexy?!” riferendosi immagino al prodotto appena illustrato. Purtroppo, colto di sorpresa, io sono esploso in una risata da babbuino che ho cercato di soffocare nel maglione, col solo risultato di far voltare 80 persone costernate dai miei squittii in falsetto.

Le Convenscion non sono però solo duro lavoro: la seconda serata si è conclusa in un ristorante vicino all’albergo (che era in un posto sperduto in mezzo ai boschi, a 25 km da Helsinki). Nel locale c’era un pianoforte, per quanto modesto: e nella nostra comitiva, ad accompagnare il marito Andrea, c’era Lorena Di Florio, la bravissima concertista di cui ho già scritto in un precedente post. Lorena ama suonare in pubblico e ha l’indubbio merito di non farsi pregare quando capitano queste occasioni: spero che qualcuno abbia registrato quella sua esibizione estemporanea, perché è stata incredibile. Lo strumento era mediocre a dir molto, ma questo non ha minimamente inciso sulla sua esecuzione. E’ buffo pensare che un’esperienza musicale così intensa ti possa capitare in un’occasione tutt’altro che poetica come una conferenza sulla sicurezza informatica: ma è esattamente quello che è successo e non posso fare altro che augurare anche ad altri la fortuna che è toccata a noi.

Nell’improbabile eventualità che i miei manzoniani venticinque lettori abbiano la mala ventura di capitare con me a Helsinki, li devo avvertire: io soffro di una sintonia totale con questa città, che un poeta potrebbe definire “una Gotham City nel freezer”, e ogni angolo mi evoca ricordi proustiani. In altre parole, sono un compagno di viaggio pesantissimo, che costringe la gente a maratone frenetiche tra un quartiere e l’altro, incurante dei venti artici e delle temperature devastanti. L’amico Nicolas che era con me questa volta è stato tanto gentile da non cercare di gettarmi a mare quando si è trovato davanti questo panorama (non credo che sarei affogato, era più probabile rompersi una gamba):

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E il tormento non finisce neppure quando si torna a casa; quando gli amici mi vedono entrare con lo sguardo vacuo nel reparto alimentari di Marimekko (praticamente la versione finnica della Rinascente), sanno che sto per perpetrare il tradizionale saccheggio di caffè e liquirizia locali, rispettivamente Kahvi e Salmiakki. Queste imperdibili delicatessen, di cui sono probabilmente l’unico consumatore abituale in Italia, vengono poi ammannite ai miei ospiti ignari. Per la cronaca, il Kahvi è quel tipo di caffè lunghissimo e variamente aromatizzato che sta agli antipodi del nostro espresso; il Salmiakki è una liquirizia salata, nel senso che contiene sale di ammonio. Non contiene davvero ammoniaca, ma senz’altro la ricorda molto. Direi che quello per il Salmiakki è un gusto acquisito.

Quindi siete avvisati, se capitate a casa mia nei prossimi mesi, questo è quello che vi aspetta:

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5 commenti

Archiviato in Vita Vissuta

5 risposte a “Se una notte d’inverno un viaggiatore…

  1. Lorena

    Ciao Fabrizio!
    Grazie delle tue bellissime parole sulla “sezione musicale” della serata a Helsinki, città che amo moltissimo. Mentre scrivo questo, sorseggio il Kahvi alla nocciola nella mia seconda Kuksa che mi sono presa recentemente, visto che ho già un’altra che ho soltanto come ricordo ed è appoggiata sul mio pianoforte a mo’ di portatrice di sogni nevati e dolcemente freddi… arrivederci Helsinki…spero a presto! e magari sempre trovando un pianoforte da qualche parte…
    Lorena

  2. guidoponzini

    Salmiakkiiiiiiiiiiiiiiii

    Miooooooooooooooooooooooo

  3. salmiakki! salmiakki! salmiakki!

    (fab, almeno due li hai traviati…)

  4. Sweetie

    Ciao… sono capitata per caso sul tuo blog e..un commento dovevo lasciartelo! A volte fa piacere sapere che non sono l’unica, in Italia, a sentire la tremenda nostalgia del kahvi, di quell’aria così fredda e pulita, delle passeggiate infinite per quelle strade ricoperte di ghiaccio.
    Helsinki è casa, anche per me. E sto male se non ci vado almeno una volta l’anno!

    • fabc68

      @Sweetie: sono contento di sentire che qualcun altro apprezza il rude fascino invernale di Helsinki 🙂 Chissà cosa pensano i finnici di questi due o tre stranieri matti che amano congelarsi nella loro città in gennaio? Probabilmente che siamo fin troppi!!

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