Talenti

Un recente post sul blog dell’amico Guido mi ha dato da riflettere sul fenomeno dei Talent Show. Come molti della mia generazione, sono cresciuto con troppa TV, ma all’epoca i Reality non erano ancora la moda del momento: direi che la cosa più simile ad Amici era lo Zecchino d’Oro. E per quanto mi intrighi, fatico a immaginare i bimbetti dell’epoca afferrare il microfono e dire al Mago Zurlì “No, guarda, mi hai molto deluso perché sei stato falso” (l’accusa che qualunque concorrente di un Reality deve pronunciare almeno una volta).

Il “nostro” Talent Show preferito (anni ’80) era fittizio. Voglio dire, dichiaratamente fittizio, nel senso che era un telefilm, derivato dal film di Alan Parker “Fame“: quel “Saranno Famosi” di cui la scaltra Maria nazionale aveva preso a prestito il titolo per il suo show.

 Gli ingredienti erano quelli che troviamo nei programmi odierni: giovani talentuosi e ambiziosi, inquieti e ribelli, che spesso si scontrano con i propri insegnanti o con i genitori. I protagonisti del telefilm erano studenti della High School of the Performing Arts di New York: attori, musicisti, cantanti e danzatori. Per le prime serie, le loro vicende erano strettamente legate ai loro progressi artistici: nelle ultime, iniziando a scarseggiare le idee, venivano inseriti elementi da telefilm “tradizionale”, tipo l’inevitabile puntata sull’alcolismo, quella sull’anoressia, quella sul genitore che si risposa e (momento tragico per qualunque fiction) quella sul paranormale.   

La struttura degli episodi era di solito quella di un classico Musical: c’era uno spettacolo da portare in scena (era piuttosto raro vedere i protagonisti impegnati in qualcosa di diverso, tipo un compito in classe di matematica) e gli studenti dovevano assegnare i ruoli, curare la regia, comporre le musiche ecc. Oltre a questo, il passatempo preferito dei ragazzi era quello di improvvisare coreografie e cantare tutti insieme; anche questo avveniva nella migliore tradizione del Musical, ossia con performance perfette su pezzi mai provati prima.

Non so se vi è capitato di assistere alle vere prove di una band (o se malauguratamente ci avete pure suonacchiato, male come facevo io). E’ un’esperienza straziante.

In “Saranno Famosi” capitava che due musicisti, senza nemmeno guardarsi negli occhi o battere il tempo, iniziassero con perfetto sincronismo un pezzo; gli altri, senza perdere una battuta, si inserivano perfettamente, porgendo l’attacco al cantante su un piatto d’argento. 

Nei gruppi dove suonavo io, come in tutti quelli che conoscevo, le prove iniziavano con la fatidica domanda “qualcuno conosce il pezzo?”. Immaginate questa scena: voi siete il bassista, scusate l’autobiografismo, e state scoprendo che il chitarrista ha studiato il brano in una tonalità completamente diversa dalla vostra. Il cantante prova su entrambe le tonalità, poi vi fa notare che non essendo un soprano leggero da operetta viennese, ma un ragazzone metallaro grande e grosso, deve prenderla decisamente più bassa. La conversazione è sommersa dalle martellate che il batterista sta tirando sulle pelli, perché è noto che il vero batterista ha un approccio compulsivo alla musica e non può stare fermo. Finalmente riuscite a convincerlo a darvi l’attacco, cosa che fa con la rassegnazione di un protomartire, ma alla prima nota venite scaraventati contro la parete dall’amplificatore del chitarrista che è andato in feedback; tamponando le orecchie sanguinanti riuscite a ripartire, quando un rumore primordiale tipo un incrocio tra un’anatra e il Grande Cthulhu vi ricorda che il tastierista ultimamente ha sperimentato troppo con i suoni. Voi riuscite a malapena a sentirvi, ma a quanto pare gli altri si innervosiscono per gli scricchiolii del pavimento perché vi dicono di abbassarvi un po’. Sentendovi profondamente incompresi, tagliate le frequenze fino a ottenere un sound da mandolino-baritono che farebbe alzare un sopracciglio cespuglioso ad Anthony Jackson. 

Inserire nel gruppo due coriste, rigorosamente bellocce per quanto digiune di musica, all’inizio vi era sembrata una mossa furba: ora che dovete ripetere l’attacco dieci volte perché continuano a entrare fuori tempo, non ne siete più così sicuri.

Avevate accettato con entusiasmo la proposta fare un assolo, o almeno uno stacchetto: ma chiaramente non ci avete mai provato prima e il vostro fraseggio monocorde vi procura uno sguardo schifato del chitarrista, che è ben più portato di voi a queste esibizioni estemporanee (anzi, se fosse per lui, farebbe solo quello). La prima pausa-sigaretta ha il sapore misericordioso della fine di un round contro Ivan Drago.
Per me, il momento dell’Illuminazione è stato quando mi sono accorto che, pur non fumando le sigarette, aspettavo con ansia il momento del break: a quel punto, ho capito che avevo già dato un sufficiente contributo alla Musica e ho iniziato a fare il tecnico informatico.

Ovviamente, nulla di tutto questo succedeva mai in “Saranno Famosi”: al limite, lo studente veniva rimproverato perché suonava con troppa veemenza oppure danzava da individualista. A fine puntata, dopo 60 minuti di conflitti con gli amici e gli insegnanti, il reprobo ammetteva il suo errore e, ormai redento, snocciolava una performance da antologia.

Chi conosce le serie TV degli anni ’80, sa che per gli attori che le interpretavano era sempre molto difficile continuare la carriera ad alto livello, uscendo dai loro ruoli: non tutti hanno avuto il talento e la fortuna di Robin Williams, sopravvissuto a un debutto cinematografico sfortunatissimo dopo aver ottenuto il successo planetario con Mork & Mindy.
Alcuni dei protagonisti di Fame hanno mantenuto o accresciuto la propria notorietà negli anni: Debbie Allen (l’insegnante di danza Lydia Grant) ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti; Lori Singer, attrice e violoncellista che interpretava Julie Miller, ha proseguito entrambe le attività con ottimo successo (e del resto, quando una è stata la protagonista di Footloose, può ritenersi soddisfatta…); Janet Jackson ha partecipato a diverse puntate della quarta serie, prima di diventare una popstar. Erica Gimpel (Coco Hernandez) sembra aver rinunciato alla danza e alla musica negli ultimi anni, ma è apparsa in diverse serie tv di successo, come E.R., Babylon 5, JAG e altre.
Molti altri sono spariti dalla circolazione, oppure sono approdati al circuito delle produzioni Direct-to-Video.
Decisamente una triste sorte è toccata a Gene Anthony Ray, uno dei protagonisti più amati della serie nel ruolo del ballerino Leroy Johnson, morto a soli 43 anni. Un mio amico mi raccontò anni fa di averlo visto in una discoteca (non ricordo in che città d’Italia), chiamato dal DJ ad esibire alcuni dei passi che lo avevano reso famoso nella serie televisiva: per quanto il pubblico lo avesse accolto con un’ovazione e lui sembrasse apprezzare il riconoscimento, il mio amico aveva trovato un po’ triste questo revival estemporaneo che comunque relegava Gene al ruolo di “vecchia gloria”.

La cosa curiosa per me, vedendo gli attuali programmi basati sul concetto della ricerca dei talenti, è stato notare i parallelismi con un telefilm sceneggiato: i personaggi e i loro rapporti, le tensioni con gli insegnanti e gli altri allievi, i maestri severi e a volte irragionevoli, ma tutto alla fine acquista un senso, una consacrazione, un climax che è un po’ troppo perfetto per essere vero. Non per fare il cinico a tutti i costi, ma trovo sospetto anche il nuovo fenomeno Susan Boyle che ha sorpreso il mondo e che per una volta tanto offre un riscatto a chi non è giovane e bello, ma possiede un vero talento. Bellissima esibizione, ma dovrei credere che Susan si sia presentata su quel palco da perfetta sconosciuta, senza che nessuno del casting della trasmissione l’avesse mai sentita cantare? Oppure che, avendola sentita, avesse taciuto sulle sue capacità? Se guardate il video, le espressioni sorprese dei giurati non vi sembrano giusto quel tantino troppo belline e fotogeniche? La bionda cogli occhioni sgranati e la boccuccia aperta a mo’ di deretano di ovipara vi convince? A me non tanto: però almeno questi signori ci hanno fatto ascoltare un’ottima cantante e gliene rendiamo giusto merito. Tutto il resto è Reality.

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