Archivi del mese: giugno 2009

La Femme Nikita

Qualcuno tra i passanti avrà notato, nella mia autobiografia, l’annotazione “unico tra i suoi conoscenti, gli è piaciuto il telefilm Nikita”: ora che Rete 4 sta trasmettendo la prima serie (ore 20.30), forse è venuto il momento di spiegare il senso di quell’affermazione.
Ai tempi in cui Rai Due passava le prime puntate, provai senza successo a convincere amici e amiche a seguire il telefilm; la maggior parte di loro lo trovava noioso, con troppi dialoghi e poca azione, ed eccessivamente cerebrale: il che è senz’altro vero.
A me piacevano soprattutto l’atmosfera cupa e il cinismo delle situazioni. Una cosa che ho sempre trovato assurda nei classici telefilm polizieschi americani è l’allegria insensata che li pervade; avete presente la situazione: al protagonista sparano ripetutamente addosso, cercano di fare la pelle ai suoi amici e parenti, lui fa secca una mezza dozzina di persone demolendo numerose automobili e arredi urbani, ma tutto si conclude con pacche sulle spalle dei colleghi (superstiti) e grandi risate. Ma sì, in fondo il bene ha trionfato e tutto andrà di incanto fino alla prossima puntata. “La Femme Nikita” è decisamente diverso…
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Una Combo di Cinema Nordico

Quelli molto fighi vanno al Sundance Film Festival; quelli ancora più alternativi vanno al Love and Anarchy; io invece vengo convocato al cinema dai miei amici solo quando ci sono film impressionanti, scandinavi o che parlano di informatica; o preferibilmente tutte e tre le cose insieme. In poche parole, nel giro di due giorni ho accettato (volentieri) di vedere “Uomini Che Odiano Le Donne” e sono stato indotto con una furba operazione di ingegneria sociale a sciropparmi “Antichrist”

Prima di tutto, il film di Lars von Trier. Avevo sentito parlare dell’accoglienza riservatagli a Cannes (fischi, risate, sberleffi, lanci di oggetti contundenti, malori in sala) e avevo letto alcuni giudizi del tipo “Il vecchio Lars ha sbroccato”, “L’ennesima provocazione di Lars il trasgressivo”, “Lars ci prende per i fondelli perché non sa più fare un film decente”. Ciononostante, non sapevo la ragione di tanto scandalo: quindi ho abboccato al sotterfugio dell’amico Guido che mi ha invitato con studiata noncuranza (via sms, mentre ero da un cliente e stavamo installando un software da due ore: sembravamo tirati giù dalla Zattera della Medusa)  per poi rivelarmi solo all’ultimo momento che il film era stato definito un “torture porno” dai critici più benevoli.

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