La Dura Legge del Sequel

In uno degli ultimi post ho parlato del telefilm Nikita. Contro ogni mia più rosea previsione, sembra che l’articolo abbia acceso l’interesse di un sacco di gente e tanti stanno lasciando commenti (in effetti direi che molti di loro si stanno allegramente amministrando una community che ora popola in maniera “parallela” il mio umile blog – ma questo mi fa piacere, ovviamente). Uno dei commenti più frequenti riguarda la possibilità che il telefilm abbia un seguito, che sia una nuova serie o un film.

Per associazione di idee, questo mi ha richiamato alla mente un discorso fatto con l’amico ChuckNorris Fhtagn sul tema dei sequel e dei prequel, ossia il perché non si possa più vedere un film senza che qualcuno abbia la pensata geniale di accodarci un numerale.
Non ho la pretesa di catalogare tutti i tipi possibili di sequel esistenti al mondo, ma dato che mi è capitato di vederne di abbastanza bizzarri, ho pensato di elencarne alcuni nella speranza che qualche lettore contribuisca ad ampliare il dibattito.

Il tutto dopo il salto pagina.

Sequel Simplex

Lo scenario più frequente è il classico Sequel. Conoscete la storia: un film autoconclusivo ottiene un successo commerciale insperato e i produttori (affetti da quella nota patologia dell’occhio conosciuta come “Pupilla di Zio Paperone”) decidono di schiavizzare qualche sceneggiatore per scrivere un seguito. Se questi signori conoscono il loro mestiere, danno vita a una franchigia fortunata come quella dei Terminator. Altrimenti fanno scempio di un’opera dignitosa.

Facciamo un esempio non molto originale, ma calzante. “Highlander” è un ottimo film commerciale, che ha tutti gli elementi per il successo: due protagonisti di ottimo livello (Cristopher Lambert e Sean Connery), una regia di solido mestiere e una storia avvincente. Uno degli elementi chiave è il fatto che non tutto viene spiegato: sappiamo che una razza di guerrieri immortali combatte per un misterioso Premio (che consiste essenzialmente nell’accesso a un superiore livello di coscienza, come scopriremo alla fine). Sappiamo che hanno un’arma di elezione, la spada, e che osservano rituali tipo non combattere su terreno consacrato e rispettare le regole del duello cavalleresco. Nella vicenda, lunga centinaia di anni, si inserisce un cattivo che ti fa paura solo a vederlo e una serie di vicende sentimentali strazianti, ogni volta che il protagonista perde una persona amata per mano del nemico o del semplice scorrere del tempo. Aggiungiamo anche la colonna sonora dei Queen e una catchphrase perfetta: “There can be only one”. Magari fosse stato vero.
Inevitabile come una tassa, arriva il seguito. Anzi, in effetti due seguiti: un telefilm con un protagonista diverso (sempre un esponente del clan MacLeod) e un film. Il telefilm si lasciava anche guardare. Il film per me è stata un’esperienza ai limiti del dolore fisico.

In “Highlander 2”, il vecchio Connor MacLeod, ora mortale, ha aiutato gli uomini a creare uno scudo che protegge la Terra dal buco nell’ozono. Solo che adesso il pianeta fa schifo, è sempre buio, la gente è depressa e tutti ce l’hanno con l’Highlander. Il quadro è già abbastanza malinconico, ma succede di peggio: arriva lo Spiegone!

In un flashback scopriamo che gli Immortali provegono dal pianeta Zeist, dove centinaia di anni fa hanno condotto una ribellione contro il Generale Katana (uno dei nomi peggiori mai portati da un cattivo, anche perché indovinate che tipo di spada è la preferita dall’Highlander? Bravi): dato che sono degli incompetenti, si sono fatti beccare tutti dal nemico e ora devono subire la Punizione. Vengono esiliati dal pianeta natìo, che è una squallida distesa desertica governata da un tiranno, e per castigo vengono mandati sulla Terra dove acquisiscono l’immortalità: in teoria potrebbero pure farsi i fatti loro e campare tranquilli per secoli su un pianeta che dopotutto non è male, ma per qualche motivo devono rispettare la Punizione e combattere fra loro per poter scegliere se diventare mortali o se tornare su Zeist. Quindi in definitiva si tratterebbe di tornare da soli ad affrontare nuovamente Katana, un nemico che non sono riusciti a sconfiggere neanche coalizzati, a farsi fare di nuovo un mazzo tanto. Ossìa, io dico “da Katana”, ma in effetti costui non è immortale (nessuno su Zeist lo è) e nella trama non ci viene mai detto che il ciclo di vita di un alieno sia di 500 anni e passa. Ah, tra l’altro, se la venuta degli Immortali sulla Terra risale a 500 anni fa, perché Ramirez è nato nell’Egitto dei Faraoni? Ah e poi perché Connor è a conoscenza delle vicende di Zeist, dato che nel primo film non sapeva neppure di essere Immortale e Ramirez non gli ha fornito alcuna spiegazione al riguardo?

Comunque sia, nell’Anno Domini 2024 in cui si svolge la vicenda, Katana pur essendo rimasto su Zeist, è ancora vivo. Non solo, ma dato che evidentemente per tutti questi secoli ci ha pensato su, ha deciso che dopotutto non ha nessuna voglia di ricevere la visita di MacLeod (che però non ha nemmeno intenzione di tornare, dato che non lo ha ancora fatto dopo aver eliminato il nemico Kurgan 50 anni fa). Quindi manda due sicari dementi a uccidere l’Highlander: anche loro, arrivando sulla Terra, diventano immortali. Perciò, nel momento stesso in cui ci lasciano le teste, MacLeod riacquista i suoi mirabolanti poteri e la sua giovinezza. Katana, per evitare che MacLeod possa eventualmente considerare l’idea di tornare su Zeist ad affrontare lui e tutto il suo esercito, decide di venire da solo sulla Terra per occuparsi della faccenda. E la cosa va avanti per un tempo che mi è sembrato infinito.

Non credo di riuscire a riassumere in una sola pagina tutti i buchi di sceneggiatura presenti in “Highlander 2”: praticamente tutto il background degli Immortali è irrimediabilmente sbagliato. Con particolari anche comici. Chi ha visto il primo film, sa che il protagonista dice di essere “Connor MacLeod, del Clan MacLeod”. Nome scozzese, se non sbaglio. Come si chiama il nostro protagonista su Zeist, prima di arrivare sulla Terra? Sempre MacLeod. Immagino che abbia semplicemente scelto di “rinascere” in una famiglia che portava il suo stesso cognome, in modo da non confondersi.

Di fronte a tanto scempio e all’ira funesta dei fans, i produttori decisero di fare un terzo film, compiendo l’unica scelta possibile: fingere che il secondo non fosse mai esistito e riprendendo la storia dove era rimasta nel finale di “Highlander”. Il terzo episodio non è un capolavoro, anzi è un film d’azione piuttosto mediocre, ma almeno non è un’ecatombe come il suo predecessore: è semplicemente la stessa storia del primo episodio, con un cattivo diverso e ambientata ai giorni nostri. Il telefilm è invece uno spin-off basato sulla stessa idea, ma che ha pilatescamente luogo in una realtà alternativa a quella del film.

Penso che la lezione che possiamo trarre da tutto questo è che ci sono opere nate per avere un sequel e altre no. Il fatto che un film si concluda con il protagonista che dopo una lotta di secoli, sconfigge la sua nemesi e arriva a un livello di illuminazione definitiva, probabilmente sta a indicare che un seguito non è una buona idea.

Un altro sequel improbabile? Ok, questo è tremendo.
Per i giovincelli della mia generazione, l’erotico-soft ha solo un nome: “Nove settimane e mezzo” di Adrian Lyne, con Kim Basinger e Mickey Rourke. La torbida vicenda, la passione impossibile, il sado-maso un po’ salottiero, una spruzzatina di analisi sociale dello Yuppismo bla bla bla… E a dire il vero, anche qui l’idea di fare un seguito non è delle più plausibili: il finale è un addio tra i due amanti, non sembra che ci siano molti margini di trattativa perché Elizabeth sciorina a John un Due di Picche di dimensioni cosmiche.

E infatti le fertili menti di Hollywood ci hanno messo ben 11 anni a concepire un seguito che ha un doppio titolo terrificante “Love in Paris – Another 9 1/2 weeks” (non so quale dei due sia peggio), lo stesso protagonista maschile del primo film e una trama che si può riassumere così: John vola a Parigi per cercare l’indimenticata Elizabeth. Non la trova, ma incontra un’altra donna che forse la conosce e ci va a letto. Continua ad andarci a letto. Succedono anche delle altre cose tra un amplesso e l’altro, ma non sembra che abbiano molto senso e comunque alla fine scopriamo che Elizabeth è morta. Fine. No, davvero. C’è quel tipo di introspezione che oggi si trova nelle rubriche di psicologia sulle riviste di gossip (inevitabile nei filmetti erotici con pretese intellettuali dell’epoca), ma niente di che. Davvero, al confronto “Orchidea Selvaggia” è una pietra miliare.

Il Prequel

A volte gli sceneggiatori sono talmente bastardi che rendono impossibile il sequel, scrivendo la trama in modo tale che nemmeno le più astruse peripezie permettono di concepire un seguito: tipo che il protagonista muore in pieno giorno e in modo inequivocabile dopo aver eliminato tutti i cattivi, il suo decesso viene constatato da una decina di medici, non lascia discendenti né amici che cerchino vendetta oppure l’intero pianeta esplode (cfr. “L’altra Faccia del Pianeta delle Scimmie”). E magari il film ha pure successo e incassa un sacco di soldi: o magari ci sono già stati dei sequel, in numero tale che ormai è impensabile girarne altri. In quel momento, solo nella sua villa di Beverly Hills, mentre contempla il sole calante che si riflette nelle acque della sua piscina, indorando tre SUV super-accessoriati parcheggiati di fianco al campo da golf privato, un Produttore piange.

Ma attenzione! Forse non tutto è perduto! Si può provare con il Prequel, ossia l’Antefatto. Come si è arrivati alle sconvolgenti vicende del primo film?
A quanto sembra, noi spettatori vogliamo sapere com’è che il giovane Anakin è passato al Lato Oscuro; in che circostanze il Comandante Kirk ha acquisito il comando dell’Enterprise (e se ha sempre portato il toupet); o perché Indiana Jones odii i rettili…

Ora, siamo onesti: quando abbiamo visto “La Mummia – Il Ritorno”, quanto ci fregava del background del Re Scorpione? Apparentemente tanto, dato che ci hanno fatto un film. Per onestà, devo ammettere che almeno una persona interessata agli sviluppi psicologici di questo indimenticabile personaggio, l’ho conosciuta: una ragazza che speravo di impressionare con la mia matura personalità e i miei penetranti occhi grigi, ma su cui ho abbandonato tutte le speranze quando l’ho vista contemplare rapita il corpaccione muscoloso del protagonista e mormorare sognante “Oooh, The Rock is too much…”. Il sullodato The Rock, tanto per la cronaca, è un wrestler professionista alto un metro e novanta che peserà 100 kg compresi i tatuaggi: se postassi qui le tabelle coi miei massimali oppure le mie misure, capireste che non ho il tipo di fisico per affascinare una donna a cui piacciono i colossi. “Il Re Scorpione” non aggiunge molto di più a quello che già sapevamo del personaggio, dato che non è che ci fosse molto da sapere comunque.

Altre volte il prequel è in realtà un “reload”. Come sarebbe oggi James Bond? Sarebbe ancora un allegro gigione preoccupato solo di limonare la bella di turno mentre il cattivo esplode malinconicamente insieme alla sua isola misteriosa? Detto fatto, ti arriva lì un Daniel Craig che reinventa il personaggio. Nel caso specifico, ritorna allo spirito del Bond libresco: 007 è un giovane agente abile ma anche molto fortunato, privo di scrupoli morali e abbastanza arrogante.
Il “reload” è molto usato anche nei fumetti, specialmente per alcuni personaggi. Se 10 anni fa mi aveste chiesto se preferivo leggere l’ennesima versione alternativa delle origini di Batman o prendere una pedata nelle terga, mi sarei spontaneamente messo prono in attesa del calcio, nella convinzione di averla scampata a buon mercato.

Il Fakequel

Questa secondo me è una specialità del nostro Paese. Si prende un film famoso; si prende un altro film che parla di qualcosa di simile, ma che non c’entra niente col primo; nell’edizione italiana, si appioppa al secondo un titolo che richiama o cita esplicitamente il primo, in modo da dare l’idea che si tratti di un sequel; si attende che il pubblico, richiamato dalla fama del primo film, affolli la sala.

L’esempio portato dall’amico ChuckNorris Fhtagn è “Balle Spaziali 2 – la vendetta” (in originale “Martians Go Home”) che non ha nulla a che vedere con il fortunatissimo film di Mel Brooks, a parte il titolo. Non l’ho visto, quindi attendo fiducioso che il mandante ci fornisca una sua opinione su questa pellicola.

Io invece ricordo di aver visto tanti anni fa un “2002, la seconda odissea”. Il titolo originale è “Silent Running”, il che indica chiaramente che non era intenzione degli autori compiere un blasfemo rip-off del capolavoro di Kubrick: è solo il titolo italiano a suggerire una relazione tra i due film. Tra l’altro questo “2002” non è un titolo low budget o un B Movie: anzi, io lo ricordo come un buon film, con un messaggio ecologista forse un po’ retorico, ma coinvolgente. La furberia del titolo non gli rende giustizia, secondo me.

Bene, la mia memoria per oggi arriva fin qui. Se state leggendo e volete segnalare qualche sequel, prequel o fakequel (o coniare qualche altro tipo di -quel) fatelo pure nei commenti e sarete i benvenuti.

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12 commenti

Archiviato in Cinema

12 risposte a “La Dura Legge del Sequel

  1. SABRINA DE SIMONE

    Interessantissimo il tuo articolo.
    Gli esempi piu’ eclatanti li hai fatti gia’ tu.
    Il motivo per cui a volte si tende a dare un continuo ad un film gia’ molto famoso o a copiarlo o a stravolgerlo pur di creare un parto cinematografico piu’ o meno forzato, sono i soldi.
    Che scoperta, eh?
    Pero’ quasi sempre l’originale batte il duplicato.
    Come nel caso di 9 settimane e mezzo.
    Difficilmente il duplicato supera l’originale.
    Almeno secondo il mio parere.
    Ora non ho dati specifici sugli incassi dei film “originali” rispetto alle patacche propinate successivamente, ma da osservatrice dico che quando ad un film di successo si vuole imporre per motivi economici un seguito o lo si vuole scopiazzare sperando di ottenere lo stesso successo del precedente, è spesso un flop.
    Nel caso di Nikita invece, un film conclusivo avrebbe un successo superiore a quello del telefilm.
    Un caso simile è accaduto con il film Charlie Angels del 2000, versione cinematografica del telefilm degli anni 70.
    un telefilm stupendo che ha dato origine ad un film stupendo.
    Spero di non essere andata fuori tema.
    CIAO!

    • fabc68

      Ciao Sabrina, in effetti i film tratti dai telefilm dovrebbero essere una categoria a parte, nel “genere” dei sequel. Tra gli esempi che mi vengono in mente, quello di Charlie’s Angels è senz’altro uno dei più riusciti come attinenza rispetto all’opera originale. Citando a memoria, abbiamo avuto “Starsky e Hutch”, che era un po’ un reload, nel senso che reinventava il background dei due protagonisti; stesso discorso per “Miami Vice”, che mi è sembrato un ottimo film, sia fedele allo spirito della serie che innovativo; ricordo anche un “Chips” (dal telefilm sui due poliziotti motociclisti) che invece era proprio un sequel rispetto alla vicende raccontate nella serie. Poi “Vita da strega” (imho telefilm delizioso e film pessimo). Pare che ci sarà anche un “A-Team”, tra l’altro.
      E tanto per introdurre un elemento più recente sul tema dei sequel rischiosi, avrai probabilmente visto in TV il trailer di “S.Darko”, il seguito di “Donnie Darko”. Devo dirti che la frase introduttiva “Donnie aveva una sorella” mi ha fatto un po’ rabbrividire: mi sembra un pretesto abbastanza debole per un sequel. Cosa ci dobbiamo aspettare, un “301” perché magari Leonida aveva un cognato? Scherzi a parte, “Donnie Darko” per me è un bellissimo film e lo rivedo sempre volentieri, ma uno di quegli esempi che escludono un seguito. Vediamo cosa si sono inventati gli autori e speriamo bene.

      • ChuckNorris fhtagn

        @fabc68, quando dici che il film delle “Charlie’s Angels” e’ attinente al telefilm, intendi dire che nel film come nel telefilm hanno preso tre sventole e le hanno messe davanti ad una telecamera ?
        Nel film si sono dimenticati di farle vestire con le tute di ciniglia. Peccato.

      • fabc68

        No, no, amico mio: tu sei troppo giovane per apprezzare lo spirito “happy go lucky” della serie originale! Come posso spiegarti la gioia ingenua che riempiva i nostri cuori alla visione di 3 bellezze la cui job description era “risolvere crimini indossando i vestiti più rivelatori possibili”? E come dimenticare gli angelici sorrisi a 32 denti delle protagoniste con cui si chiudevano regolarmente gli episodi? Te lo dico io: allora sì che Aaron Spelling produceva dei telefilm divertenti, altro che “Settimo Cielo”.
        Il film non riprende esattamente la stessa ambientazione, ma lo spirito è quello.
        E giusto perché tu lo sappia, le tute di ciniglia avevano anche un loro perché: erano i costumi da bagno di ciniglia che erano insensati. Quei cosi pesavano dieci chili, quando si usciva dall’acqua!

  2. SABRINA DE SIMONE

    Scusa Fabrizio, ma la tua frase ” vediamo cosa si sono inventati gli autori e speriamo bene”, a chi è riferito?
    🙂

  3. SABRINA DE SIMONE

    Chuck norris fhtang, immagino tu sia un estimatore di chuck norris ( io lo sono di bruce lee per cui ho avutp modo di conoscere chuck norris nel 74).
    So che non è attinente all’ argomento trattato in questo spazio, ma sai mica se ritorna Wlaker texas Ranger dopo Nikita?
    Fab, scusa il fuori programma 🙂

    • ChuckNorris fhtagn

      Non saprei, Trivette non me lo vuole dire ma penso di si’. Mi sembra che il pre-cena di rete4 sia entrato in loop tempo fa 🙂

    • fabc68

      Sabrina, se parliamo di Bruce Lee e Chuck Norris, ogni fuori programma è gradito 🙂
      Io comunque avevo anche l’album delle figurine Panini di Bruce Lee, ci tengo a dirlo…

  4. ChuckNorris fhtagn

    A proposito di Balle Spaziali II: lo incrociai in un caldo pomeriggio di programmazione estiva di Mediaset, tra un film di Molly Ringwald e l’altro. Venni attratto dal titolo, ma alla terza scena del protagonista che suonova una pianola bontempi scelsi addirittura di uscire di casa per andare a cercare un po’ di vita sociale.
    Mai visto tutto quindi.

  5. ChuckNorris fhtagn

    A proposito, sembra che Ridley Scott abbia appena firmato per il prequel di Alien: http://www.denofgeek.com/movies/295309/official_ridley_scott_to_direct_new_alien_movie.html

    • fabc68

      Mi sembra un’ottima idea. Sulla scia dei vari “Baby Toons” della Warner Bros, potrebbero fare “Baby Aliens”: il character design, stile manga-cute c’è già

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