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Diaconi e Bond Girls

Sul sito dell’ANSA leggiamo questa notizia fondamentale, ripresa fedelmente da molti quotidiani online italiani:
http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/curiosita/2011/10/10/visualizza_new.html_673498103.html
Edificante, vero? Il concetto di una Bond Girl in abito talare soddisfa almeno 3 o 4 fetish in un colpo solo.
Non so perché, ma a dispetto del fatto di essere uno zero totale come fisionomista, ho una discreta capacità di ricordare il viso degli attori; e ho visto tutti i film di James Bond; e non ricordo nessuna Shannon Ledbetter in un ruolo di rilievo in “Tomorrow Never Dies”.

Non ci sono regole scritte sui requisiti per poter essere a pieno diritto definite “Bond Girls” ma penso che possiamo informalmente concordare che occorra almeno uno dei seguenti:
– avere più di una battuta
– aiutare James Bond nella missione
– finire a letto con James Bond
– lasciarci le penne per colpa di, o per mano di, James Bond. (Tristemente, la mortalità delle Bond Girls è altissima e il trapasso può avvenire nei metodi più improbabili, dal cappello metallico ricevuto in piena nuca al bagnetto in un barile di petrolio grezzo – per non menzionare svariate mani di vernice dorata)
Se non ricordo male, le due uniche donne che rispondono a una o più di queste caratteristiche in TND sono Michelle Yeoh e Teri Hatcher.

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District 9: We Love Prawns!

Non so se anche voi siete stufi dei film girati con la “shaky camera”  (anche se magari non siete usciti zigzagando dopo Cloverfield come me). E forse non ne potete nemmeno più dei mockumentary. E i siti virali che pubblicizzano viralmente i film?

district9

Però “District 9” è da vedere. E’ la storia di un’integrazione mancata, quella tra umani e alieni, chiaramente una metafora legata all’attualità ma anche un tema universale. Una storia raccontata dall’occhio onnipresente dei media, dalle riprese delle telecamere della sicurezza sparse in tutta la città e nello squallido slum dove sono confinati gli extraterrestri arrivati sulla Terra nel 1982, non come conquistatori ma come boat people, immigrati irregolari provenienti da un mondo di cui non sappiamo nulla.

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Videocracy

Vincendo il mio naturale imbarazzo per i docu-film, l’altra sera ho visto il chiacchieratissimo Videocracy di Erik Gandini, una pellicola che a quanto sembra è talmente “scomoda” da indurre sia RAI che Mediaset a rifiutare di trasmetterne il trailer. Ho anche letto in giro opinioni molto forti su quest’opera, pro o contro: io l’ho trovato un documentario ben fatto, anche con una sottile malignità se vogliamo, ma non lo definirei un lavoro epocale o tanto destabilizzante da essere messo all’indice.

videocracy

Ho avuto l’impressione che Videocracy sia stato confezionato per un pubblico straniero, forse con l’intento di parlare a quello italiano in maniera indiretta: questo perché alcuni fenomeni della nostra televisione vengono illustrati quasi con pedanteria (è chiaro che a nessun nostro connazionale occorre spiegare chi sono le Veline). Tra l’altro, il film è di produzione svedese: ho l’impressione che i nordici non abbiano dimenticato l’onta dello pseudo documentario degli anni ’60 “Svezia: Inferno o Paradiso?” e si siano voluti vendicare con gli interessi.

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La Dura Legge del Sequel

In uno degli ultimi post ho parlato del telefilm Nikita. Contro ogni mia più rosea previsione, sembra che l’articolo abbia acceso l’interesse di un sacco di gente e tanti stanno lasciando commenti (in effetti direi che molti di loro si stanno allegramente amministrando una community che ora popola in maniera “parallela” il mio umile blog – ma questo mi fa piacere, ovviamente). Uno dei commenti più frequenti riguarda la possibilità che il telefilm abbia un seguito, che sia una nuova serie o un film.

Per associazione di idee, questo mi ha richiamato alla mente un discorso fatto con l’amico ChuckNorris Fhtagn sul tema dei sequel e dei prequel, ossia il perché non si possa più vedere un film senza che qualcuno abbia la pensata geniale di accodarci un numerale.
Non ho la pretesa di catalogare tutti i tipi possibili di sequel esistenti al mondo, ma dato che mi è capitato di vederne di abbastanza bizzarri, ho pensato di elencarne alcuni nella speranza che qualche lettore contribuisca ad ampliare il dibattito.

Il tutto dopo il salto pagina.

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Una Combo di Cinema Nordico

Quelli molto fighi vanno al Sundance Film Festival; quelli ancora più alternativi vanno al Love and Anarchy; io invece vengo convocato al cinema dai miei amici solo quando ci sono film impressionanti, scandinavi o che parlano di informatica; o preferibilmente tutte e tre le cose insieme. In poche parole, nel giro di due giorni ho accettato (volentieri) di vedere “Uomini Che Odiano Le Donne” e sono stato indotto con una furba operazione di ingegneria sociale a sciropparmi “Antichrist”

Prima di tutto, il film di Lars von Trier. Avevo sentito parlare dell’accoglienza riservatagli a Cannes (fischi, risate, sberleffi, lanci di oggetti contundenti, malori in sala) e avevo letto alcuni giudizi del tipo “Il vecchio Lars ha sbroccato”, “L’ennesima provocazione di Lars il trasgressivo”, “Lars ci prende per i fondelli perché non sa più fare un film decente”. Ciononostante, non sapevo la ragione di tanto scandalo: quindi ho abboccato al sotterfugio dell’amico Guido che mi ha invitato con studiata noncuranza (via sms, mentre ero da un cliente e stavamo installando un software da due ore: sembravamo tirati giù dalla Zattera della Medusa)  per poi rivelarmi solo all’ultimo momento che il film era stato definito un “torture porno” dai critici più benevoli.

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Fab Risponde

Oggi ho dato un’occhiata ai termini di ricerca inseriti dai visitatori del blog, giusto per vedere che cosa li ha portati qui (nella maggior parte dei casi, direi i capricci di Zio Google…). Perciò questo post si propone il meritevole compito di rispondere alle domande e ai dubbi più frequenti di chi si trova a passare di qui: ovviamente non sto nemmeno a dirvi che non ho alcuna competenza per la maggior parte delle cose che scrivo, quindi decidete un po’ voi se seguire o no i miei vaticinii.

Leggete le Q&A dopo il salto pagina.

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Who Watches the Watchmen?

Lo confesso: temevo questo film.
Avevo paura di vederlo, perché (come tanti) ho amato alla follia la graphic novel di Alan Moore; data la proverbiale superficialità con cui Hollywood prende i fumetti, avevo il timore che la complessità di Watchmen fosse ridotta a un’ora e mezza di Kung CGI Fu.
L’inquietudine è salita quando ho saputo che il regista sarebbe stato Zack Snyder, perché devo dire che pochi film mi hanno fatto schifo come “300”.

What's wrong with this picture?

Ora, dichiaro subito la mia impressione finale: il Watchmen cinematografico non è un capolavoro. Non è neanche un brutto film, non è banale né stupido; certi elementi di novità rispetto al fumetto sono ben riusciti. Lo dico senza spoilerare, il complotto che sta dietro all’omicidio di Blake è anche più convincente di quanto non lo sia nel romanzo. La scelta di raccontare la storia degli avventurieri mascherati mediante dei tableaux vivants sui titoli di testa è stata un bell’espediente.
Anche se… Uno dei problemi qui è che alcuni dei sottintesi del romanzo devono essere rappresentati visivamente, quindi in qualche modo esplicitati, spesso perdendo di efficacia. Nel romanzo, Rorschach formula l’ipotesi che Adrian Veidt, alias Ozymandias (l’unico dei Watchmen ad essere amato e ammirato dalla gente) sia gay; nei titoli di testa, lo vediamo in compagnia dei cosplay dei Village People. Nel romanzo, a un party Edward Blake fa una battuta su se stesso e sul suo schieramento politico: “Solo non chiedetemi dov’ero quando hanno sparato a JFK”. Nel film lo vediamo: è nascosto su una collinetta con un fucile da cecchino in mano. Decisamente non si brilla per sottigliezze, qui.

Ho letto che a molti ha dato fastidio la scena di sesso tra Silk Spectre e Nite Owl; in particolare il fatto che duri circa 3 minuti (non posso confermarlo, non stavo cronometrando). A me ha lasciato un po’ interdetto il fatto che quando Dan finalmente riesce a “consumare” dopo un primo tentativo non proprio incoraggiante, la canzone in sottofondo sia “Hallelujah” di Leonard Cohen: se è ironia, è un po’ greve. Se non era intesa in quel modo, è stata decisamente una scelta infelice.
Comunque devo ammettere che c’è un bel po’ di carne esposta. Dr. Manhattan appare in nudo integrale in diverse scene; Dan Dreiberg si fa una passeggiatina notturna a chiappe al vento in stile Mel Gibson; Laurie in generale non nasconde molto delle sue grazie; l’altra carne in bella mostra invece è dalla parte sbagliata, nel senso che parecchia gente viene squartata o esplode allegramente.
Riguardo a questo, il film è piuttosto violento. Quando Dan e Laurie vengono assaliti in un vicolo da una gang, reagiscono facendo un vero macello; gli effetti del potere distruttivo di Dr. Manhattan sono decisamente “grafici”; e naturalmente gli interrogatori del caro, vecchio Rorschach sono una sinfonia per chiropratici.
Ok, maggiori dettagli e qualche spoiler dopo il salto pagina, sempre per non rovinare il divertimento a chi non ha visto il film e/o non conosce il fumetto.
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