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Progetto “The Stranger Strangers”

Come annunciato nei commenti del post precedente, ho “costretto” Guido a un’amichevole competizione per immaginare qualche scenario diverso per rimpolpare la scarna trama di “The Strangers”. Inoltre, mi è venuta in mente un’acuta interpretazione alternativa di quelle che vanno di moda su Internet che spiega alcune stranezze della sceneggiatura (e ovviamente introduce molte più contraddizioni e incongruenze, ma il bello di Internet è che non è necessario giustificare le teorie più bislacche).

Tutto dopo il salto pagina, sempre per non spoilerare chi non ha ancora visto. Lo ammetto, è un post particolarmente inutile e goliardico 🙂

Se vuoi leggere qualche scenario alternativo per The Strangers, clicca QUI

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Strangers In The Night…

Sottotitolo: esiste tutta una serie di buoni motivi per cui se andate al cinema con Guido Ponzini, il film lo dovete scegliere voi.

Preambolo: io non so scrivere recensioni, ma a differenza di numerosi critici, descrivo quello che vedo effettivamente sullo schermo (aggiungendo qualche inutile considerazione personale). Ciò significa che questa entry è piena di SPOILER: se pensate di andare a vedere il film “The Strangers“, vi sconsiglio di leggere oltre questo punto. Non vi svelerò comunque il finale, ma non posso fare a meno di riportare generose porzioni della trama. Siete avvisati.

Il mitico Sacco di Juta

 Stasera ero a cena con Guido, in uno di quei centri commerciali che di solito vengono invasi dagli zombi nei film di Romero; a un certo punto, lui propone di andare a vedere questo film appena uscito, “The Strangers”. Io non sono appassionatissimo di horror, specialmente se visti in quei cinema con il Mega-Ultra-Surround-Total-Experience dove un passero che plana su un davanzale fa il rumore di un B-17 quadrimotore che vi atterra in salotto; peraltro avevo visto il trailer e mi sembrava un filmaccio piuttosto ignorante. Mentre discutiamo le varie possibilità uscendo dal locale, lui insiste che vuole vedere la locandina per decidere se gli interessa o no. Io rispondo incautamente che la locandina in questione mostra un fesso con un sacco di juta in testa e a questo punto assisto a una formidabile reazione: Guido, sfoggiando un atletismo di cui non lo ritenevo capace, scende a precipizio dalla scala mobile su cui ci troviamo e si fionda verso la biglietteria del cinema, lasciandomi immammalucchito sul primo gradino.  Quando lo riacciuffo (e ormai ha già comprato i due biglietti) si giustifica dicendo che adora i sacchi di juta. Quindi il primo consiglio che posso dare alle mie gentili lettrici è che, se vogliono concupire il giovane e talentuoso Guido, devono procurarsi senz’altro degli indumenti di juta: pruderanno un po’, ma l’effetto fetish è garantito.

Con queste inquietanti premesse entro in una sala piuttosto affollata, prendo posto accanto a un Guido ormai in preda alla frenesìa e mi dispongo a vedere “The Strangers”.
Ultimo avvertimento: clicca qui e sarai SPOILERato

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Video: “The Lost Boys” e “Watchmen”

Vorrei segnalare due video di DanielaVideoProducti che mi sembrano MOLTO interessanti: il primo è un montaggio da “The Lost Boys” (classico film vampirico anni 80 che ho citato nel post su Twilight) con la musica originale di G Tom Mac “Cry Little Sister” che rende benissimo l’atmosfera del film

Se riuscite a sopravvivere alle pettinature new romantic e alle giacche con le spalline imbottite, sarete ricompensati con una bella performance del perfido Kiefer Sutherland. Ci sono molte sequenze suggestive in questo film, che certamente era un prodotto destinato agli adolescenti ma ha una certa visionarietà che lo rende ancora godibile.

Il secondo video è il trailer (penso che sia quello originale, non editato) di un film che dovrebbe uscire entro la prima metà del 2009: “Watchmen”


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Fammi La Faccia Cattiva

Ripensando a Twilight e ad altri film recenti, specialmente con protagonisti giovani, mi sono chiesto una cosa: che fine ha fatto il concetto di “espressione”? Parlo di espressioni del viso, tipo “fare la faccia cattiva, spaventata, triste etc.”: nel cinema classico, era parte del bagaglio tecnico indispensabile per qualunque attore.

Non voglio generalizzare, ma ho l’impressione che questo non sia più così fondamentale o nemmeno richiesto, specialmente alle giovani superstar dello schermo. Ci sono eccezioni, ad esempio mi viene in mente il Ron di “Harry Potter” che è capace di divertenti espressioni comiche (Daniel Radcliff, se posso osare, mi convince già meno anche se è fisicamente perfetto per la parte, forse troppo perfetto).  In Twilight non ricordo di aver mai visto cambiare espressione a Robert Pattinson – il vampiro Edward – mentre la sua partner Kristen Stewart ne aveva essenzialmente due: una quando era verticale, l’altra quando stramazzava per terra o dava di fronte contro un ostacolo solido (sto cercando di dimenticare il primo piano di lei che perde conoscenza mentre cercano di toglierle il veleno iniettato dal vampiro James).
Non voglio sembrare un vecchiaccio retrogrado: la stessa cosa è vera anche per attori più maturi. Keanu Reeves è perfetto per Matrix, dato che la parte non richiede inflessioni umane: se lo avete mai visto in “L’Avvocato Del Diavolo“, avrete probabilmente l’impressione di un compito fatto per metà. C’è la presenza fisica, la recitazione è credibile, ma il viso non esprime abbastanza. Ok, il fatto che ci sia Al Pacino non aiuta: rubargli la scena sarebbe praticamente impossibile per chiunque, ma anche fargli da spalla non deve essere facile. Se Pacino sia espressivo o no, credo non valga nemmeno la pena di discutere: nemmeno la costrizione di dover mantenere lo sguardo fisso e vuoto in “Scent of a Woman” limita la mobilità del suo viso.
Clint Eastwood veniva spesso tacciato di essere legnoso: nei panni di “Dirty Harry” l’accusa aveva in effetti un fondamento, mentre sotto la direzione di Sergio Leone anche la sua poca mobilità facciale diventava un mezzo espressivo. Felice eccezione che conferma la regola, in fondo.

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Twilight

Chi mi conosce lo sa: io per principio guardo qualunque film di vampiri mi capiti a tiro. Non perché mi piacciano tutti, intendiamoci; neanche per un insano tentativo di identificazione coi pallidi Figli della Notte (benché io sia notoriamente insonne e di carnagione quasi albina); mi piace il potenziale drammatico che è insito nel personaggio del vampiro, per tutte le cose che può rappresentare: il predatore animalesco, l’anarchico dannato, il raffinato edonista sanguinario, la creatura che cammina sulla linea tra la luce e l’ombra…

Certo che i poveri succhia-sangue al cinema ogni tanto prendono dei sonori ceffoni: come tutti, ho apprezzato il fondoschiena di Kate Beckinsale in “Underworld“, ma accidenti è stata dura vedere il clan vampiresco ridotto a un branco di fighetti che combattono con le armi da fuoco e non assaggiano un collo umano per tutto il film. E la loro guerra coi Licantropi? Pardon, i Lycan. Non so voi, ma quando li ho sentiti chiamare così, mi è venuta in mente la voce del compianto Guido Nicheli che fa “Uè Lican, dai vieni giù dalla pianta!”. E non voglio nemmeno parlare di “Van Helsing“, ingentilito dalla recidiva Beckinsale (questa volta più valorizzata nel Lato A) e da Hugh Jackman che sembra più preoccupato di sembrare figo con le extension che di recitare.

Era inevitabile che finissi per vedere anche “Twilight“. Per quei due o tre che non l’hanno visto, riassumo il plot: Bella, figlia adolescente di genitori divorziati, torna dopo anni di assenza a casa del padre, nella piovosissima cittadina di Forks nello stato di Washington. A scuola, incontra (oltre al consueto corollario di liceali imbecilli) un ragazzo taciturno e solitario di nome Edward Cullen, che malgrado la proverbiale riservatezza la squadra tutto il tempo come una Saint Honoré piombata in uno scaffale di prodotti dietetici, con gli occhioni perennemente sgranati. Per la prima ora di film assistiamo ai turbamenti della giovane che è attratta dal ragazzo ma sconcertata dai suoi cambiamenti di umore e dal fatto che lui e tutta la sua famiglia sembrano passati col bianchetto. Naturalmente, tra una sinistra allusione e l’altra, capiamo che Edward nasconde un Oscuro Segreto, fino a quando non rivela i suoi poteri vampirici fermando con una mano un furgone che stava per travolgere Bella: ecco, la costante del film è che lei è sempre:
– intenta a inciampare negli oggetti inanimati
– impegnata a ruzzolare per terra al primo accenno di neve
– in pericolo (più che altro a causa propria)
– lacero-contusa
– fratturata (consiglio per la madre di Bella: quando ti siedi sul bordo del letto di qualcuno che ha una gamba rotta, scegli il lato dove c’è l’arto sano)
Clicca QUI per camminare sul Sentiero Oscuro

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Wrestlemaniac

L’esperienza e l’età mi hanno insegnato una semplice regola di vita: quando la serata è noiosa, il tempo è brutto, o mi sento un po’ giù di corda, c’è solo una cosa da fare. Vedere un bel filmaccio.

Perciò, quando vedo nel variopinto elenco dei DVD a noleggio un film horror-slasher ispirato al Lucha Libre (il Wrestling messicano) ovviamente non posso resistere alla tentazione. Ecco perché mi trovo qui a scrivere di questo “Wrestlemaniac”, protagonista Rey Misterio.

Ora, prima di venire corretto dagli appassionati della WWE, preciso: il Rey in questione NON è Rey Mysterio Jr., alias Oscar Gutierrez, amatissimo dal pubblico per le sue grandi capacità acrobatiche. Questo Rey è suo zio, personaggio non meno noto nel circuito messicano negli anni 60-70 e padre del Hijo De Rey Misterio. Questo tanto per chiarire che non vedremo una 619 omicida nel corso del film.

Forse il genere dei film sul Lucha Libre non è noto ai frequentatori di Cineforum, ma si tratta di un filone estremamente prolifico in particolare negli anni ’60; sono pellicole d’azione (fantascienza, horror, spionaggio etc.) che vedono come protagonisti i lottatori messicani più famosi dell’epoca. El Santo e Mil Mascaras hanno una filmografia da fare invidia a Kevin Bacon, anche se chiaramente si tratta di lavori girati con budget irrisori e risultati quantomeno naïf . Ma per l’appassionato di B-Movies c’è di che divertirsi: e se si apprezzano le scene di lotta, è difficile trovare qualcosa di meglio di un combattimento tra Luchadores.

Ora, accade che quando si attinge a un genere “classico” con il gusto moderno e qualche soldino in più (ma non tanti, comunque) spesso si ottiene un risultato inferiore alle premesse. “Wrestlemaniac” ne sarebbe un esempio, se solo gli sceneggiatori si fossero impegnati un po’ di più.

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Tiro un Dado da 12

Voi ragazzi di oggi avete trovato veramente la pappa pronta: per spaventare i vostri genitori e convincerli che delle multinazionali senza scrupoli stanno trasformando una generazione intera in assassini psicotici, vi hanno messo a disposizione dei videogiochi con un tasso di violenza iper-realistica impressionante, 3D come se piovesse e copertine che farebbero venire gli incubi a Marilyn Manson.

L'Inquietante Pong

L'Inquietante Pong

Hah! I nostri genitori non avevano paura dei videogiochi.
Eravamo sopravvissuti alle bibite a base di coloranti, alle pistole con i dardi che avevano un rinculo da 44 Magnum, ai giocattoli pieni di spigoli metallici acuminati e al Piccolo Chimico. No, niente poteva ormai intimorire chi avesse cresciuto un figlio negli anni ’70. Tranne un passatempo innocuo uscito timidamente nei primi anni ’80: in realtà un pericolo mortale noto come… Dungeons & Dragons!

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