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Voyager, o Delle Innocue Ossessioni

Ammetto che a volte le mie frequentazioni televisive sfiorano il paradosso: io sono uno scettico per natura, diffido profondamente del paranormale e ho troppa vergogna della mia ignoranza in materia scientifica per apprezzare la pseudo-scienza. Eppure, ogni volta che mi imbatto in una puntata di Voyager, passo decine di minuti incollato allo schermo, inveendo come un lunatico contro Giacobbo. Sono una perfetta tele-vittima, non mi perdo nemmeno un Chupacabra in salamoia, ambisco a possedere un elicottero nero e ormai potrei sezionare alieni a occhi chiusi.

Ho perso il debutto della nuova stagione, che prometteva sconvolgenti rivelazioni su Machu Picchu – le stesse di cui la popolazione locale ride a crepapelle da anni, come mi assicura un amico che ha visitato quella zona. Per compensare, ho visitato il sito della trasmissione (no, non lo metto il link: ho deciso di entrare nei Men in Black quindi insabbio anch’io) per dare un’occhiata ai video più promettenti.

E santo cielo, ne trovo uno che mi spiega la storia di come Paul Mc Cartney sia morto nel 1966, quando i Beatles erano all’apice del successo, e sia stato rimpiazzato da un sosia. Continua dopo la pubblicità: CLICCA

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L’arte dello Storytelling

Stasera ce l’ho fatta: ho guardato quasi per intero la terza puntata di “Il Sangue e la Rosa”. Mi aveva incuriosito il finale della prima, venti memorabili secondi durante i quali la bella di turno veniva rapita in carrozza da un Barone lascivo (probabilmente non era un barone, ma mi piace pensarlo così) che scrutandola da sotto i sopracciglioni con gli occhi un po’ alla Ben Turpin le chiedeva lubrìco una cosa del tipo “Signorina, ma lei ha mai partecipato… a un’orgia?!”. Alla reazione sdegnata della figliola, il bruto reagiva appioppandole una saracca al mento e lanciando la carrozza a tavoletta per le strade di Roma – a proposito, ne “Il Sangue e la Rosa” in tutte le strade di Roma c’è un mercato, a qualunque ora del giorno: ma fortunatamente al momento del ratto è notte fonda e nessuno viene stirato dal cocchio. Clicca qui per lo sconvolgente seguito

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Sceneggiatori vs. Informatici

Non so come ho fatto a perdermi questa fondamentale notizia, ma pare che in Aprile di quest’anno gli stanchi lombi hollywoodiani abbiano partorito il sequel che tutti stavamo aspettando: “Wargames”! La perla si intitola “Wargames: The Dead Code” e qui ne potete vedere il trailer. Il fatto che sia stato rilasciato direttamente su DVD non ispira moltissima fiducia, ma insomma…

Perché è importante? Perché è il sequel dello storico Wargames del 1983, che con tutti gli errori informatici che contiene, rimane pur sempre una delle rappresentazioni più fedeli della nobile arte dell’hacking. Certo, bisogna perdonare alcuni piccoli dettagli (tipo: perché un super-computer della Difesa è collegato alle linee telefoniche? come mai il pc del protagonista cracca le password in modalità brute force con velocità sovrannaturale, quando quel tipo di operazione nella realtà richiedeva dei giorni? perché tutti i computer hollywoodiani hanno un sintetizzatore vocale? etc. etc.): ma in effetti ci sono esempi più recenti che hanno commesso errori ben più grossolani. CONTINUA

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