Guido Ponzini: Impro on Fretless Bass

Il basso fretless per me è sempre stato uno degli strumenti più affascinanti: il suono inconfondibile, il senso di libertà (niente “speedbumps”, come diceva il vecchio Jaco Pastorius riferendosi ai tasti), la grande duttilità nel ricoprire il ruolo di accompagnatore o di solista.
Quando il mio amico Guido Ponzini mi ha detto di essersi comprato un Fender Jazz fretless, ho iniziato a chiedermi come avrebbe adattato il suo stile a questo strumento. Di solito chi suona il basso senza tasti tende a prediligere i fraseggi “cantabili” alla Pino Palladino, con molto vibrato, bending e sonorità miagolanti spesso ottenute con Chorus e Flanger; Guido invece ama il suono non effettato, è molto ritmico e impiega spesso tecniche percussive come il tapping, che gli vengono dagli anni di pratica sullo Stick.
Naturalmente mi stavo ponendo la domanda sbagliata: i veri musicisti non si adattano allo strumento, ma lo interpretano.
Ecco qui un bel video in cui Guido mostra, con la tecnica e il gusto che gli sono caratteristici, il suo particolare approccio al basso fretless: buon ascolto a tutti!

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District 9: We Love Prawns!

Non so se anche voi siete stufi dei film girati con la “shaky camera”  (anche se magari non siete usciti zigzagando dopo Cloverfield come me). E forse non ne potete nemmeno più dei mockumentary. E i siti virali che pubblicizzano viralmente i film?

district9

Però “District 9” è da vedere. E’ la storia di un’integrazione mancata, quella tra umani e alieni, chiaramente una metafora legata all’attualità ma anche un tema universale. Una storia raccontata dall’occhio onnipresente dei media, dalle riprese delle telecamere della sicurezza sparse in tutta la città e nello squallido slum dove sono confinati gli extraterrestri arrivati sulla Terra nel 1982, non come conquistatori ma come boat people, immigrati irregolari provenienti da un mondo di cui non sappiamo nulla.

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Videocracy

Vincendo il mio naturale imbarazzo per i docu-film, l’altra sera ho visto il chiacchieratissimo Videocracy di Erik Gandini, una pellicola che a quanto sembra è talmente “scomoda” da indurre sia RAI che Mediaset a rifiutare di trasmetterne il trailer. Ho anche letto in giro opinioni molto forti su quest’opera, pro o contro: io l’ho trovato un documentario ben fatto, anche con una sottile malignità se vogliamo, ma non lo definirei un lavoro epocale o tanto destabilizzante da essere messo all’indice.

videocracy

Ho avuto l’impressione che Videocracy sia stato confezionato per un pubblico straniero, forse con l’intento di parlare a quello italiano in maniera indiretta: questo perché alcuni fenomeni della nostra televisione vengono illustrati quasi con pedanteria (è chiaro che a nessun nostro connazionale occorre spiegare chi sono le Veline). Tra l’altro, il film è di produzione svedese: ho l’impressione che i nordici non abbiano dimenticato l’onta dello pseudo documentario degli anni ’60 “Svezia: Inferno o Paradiso?” e si siano voluti vendicare con gli interessi.

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Ritrattazione Sulle Pipe Falcon

Con questo post voglio fare pubblica ammenda. Tempo fa, in un articolo sulle Pipe, avevo liquidato in due parole le Falcon descrivendole un po’ come una promessa mancata e lamentando di non riuscire a trarne i piaceri attesi. Qualche tempo dopo averne scritto, mi è venuta la curiosità di riprovare la mia Falcon per vedere se qualcosa era cambiato e ora posso fornire un parere più circostanziato e decisamente più positivo.

straight billiard

Tutti i dettagli e la mia contrizione dopo il salto pagina.

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La Dura Legge del Sequel

In uno degli ultimi post ho parlato del telefilm Nikita. Contro ogni mia più rosea previsione, sembra che l’articolo abbia acceso l’interesse di un sacco di gente e tanti stanno lasciando commenti (in effetti direi che molti di loro si stanno allegramente amministrando una community che ora popola in maniera “parallela” il mio umile blog – ma questo mi fa piacere, ovviamente). Uno dei commenti più frequenti riguarda la possibilità che il telefilm abbia un seguito, che sia una nuova serie o un film.

Per associazione di idee, questo mi ha richiamato alla mente un discorso fatto con l’amico ChuckNorris Fhtagn sul tema dei sequel e dei prequel, ossia il perché non si possa più vedere un film senza che qualcuno abbia la pensata geniale di accodarci un numerale.
Non ho la pretesa di catalogare tutti i tipi possibili di sequel esistenti al mondo, ma dato che mi è capitato di vederne di abbastanza bizzarri, ho pensato di elencarne alcuni nella speranza che qualche lettore contribuisca ad ampliare il dibattito.

Il tutto dopo il salto pagina.

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Prese Per l’Occulto

Mi ero sempre chiesto perché una televisione tradizionalmente votata alla diffusione della cultura e dell’obiettività scientifica come Italia Uno lasciasse a RAI 2 e al suo Voyager il monopolio sull’informazione “alternativa”. Ora fortunatamente il gap è stato colmato e possiamo avere un altro programma che ci racconta come stanno veramente le cose: Mistero, condotto da Enrico Ruggeri. 
Quando ho sentito l’annuncio di questa nuova trasmissione, le mie aspettative sono schizzate alle stelle: Ruggeri avrebbe sfidato la “conoscenza comune” (le fonti ufficiali, la scienza convenzionale) oppure avrebbe attaccato direttamente le tesi di Voyager? Possono coesistere due informatori alternativi?

In effetti la visione del programma non è che abbia proprio sciolto il quesito…

Dopo il salto-pagina, la “sconvolgente cronaca”(tm) della mia serata davanti alla televisione!! Continua a leggere

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La Femme Nikita

Qualcuno tra i passanti avrà notato, nella mia autobiografia, l’annotazione “unico tra i suoi conoscenti, gli è piaciuto il telefilm Nikita”: ora che Rete 4 sta trasmettendo la prima serie (ore 20.30), forse è venuto il momento di spiegare il senso di quell’affermazione.
Ai tempi in cui Rai Due passava le prime puntate, provai senza successo a convincere amici e amiche a seguire il telefilm; la maggior parte di loro lo trovava noioso, con troppi dialoghi e poca azione, ed eccessivamente cerebrale: il che è senz’altro vero.
A me piacevano soprattutto l’atmosfera cupa e il cinismo delle situazioni. Una cosa che ho sempre trovato assurda nei classici telefilm polizieschi americani è l’allegria insensata che li pervade; avete presente la situazione: al protagonista sparano ripetutamente addosso, cercano di fare la pelle ai suoi amici e parenti, lui fa secca una mezza dozzina di persone demolendo numerose automobili e arredi urbani, ma tutto si conclude con pacche sulle spalle dei colleghi (superstiti) e grandi risate. Ma sì, in fondo il bene ha trionfato e tutto andrà di incanto fino alla prossima puntata. “La Femme Nikita” è decisamente diverso…
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